Paestum: il mare nostrum negli occhi

Scritto da , 16 giugno 2017
Gabriel Zuchtriegel

Presentato ieri mattina l’evento multimediale che domani sera, alle 21, nel parco dei templi ci farà ripercorrere l’eterno tema della migrazione

Di OLGA CHIEFFI

E’ stato presentato ieri mattina, presso la sede della Fondazione della Comunità Salernitana Onlus l’evento “Il mare negli occhi”, spettacolo multimediale che si terrà nel tra le antiche pietre di Paestum – Tempio di Nettuno, domani alle 21, iniziativa promossa in sinergia con la Fondazione Internazionale Di Liegro Onlus, Parco Archeologico di Paestum ed il patrocinio dell’Ambasciata del Marocco. Musica, danza, immagini al tramonto, saranno ospitate tra le colonne del tempio di nettuno, tra cui si susseguiranno artisti del calibro della Tangeri Café Orchestra, diretta dal maestro Jamal Ouassini, Daniele Sepe e il suo sax, Alessandro D’Alessandro organetto, Sensi Martos, Vaghelis Merkouris, Simone Pulvano, Yassin El Mahi e Carlos Zarate, Gaia Scuderi la danza Piera Lombardi e il suo profondo sound, con la regia di Franco Pennacchi e la fotografia di Riccardo Lorenzi. Paestum, la greca Poseidonia del VII sec. a.C., rappresenta il sito ideale per celebrare il Mar Mediterraneo, culla di civiltà, protagonista del cammino dell’umanità, luogo di incontro tra i popoli, ma anche teatro di tragedie umane, oggi come ieri. Padre Sandro Barlone, Presidente della Fondazione Internazionale Don Luigi Di Liegro Onlus e Antonia Autuori, Presidente della Fondazione della Comunità Salernitana Onlus, con questo evento pongono le basi per l’inizio della collaborazione tra le due Fondazioni sul tema del disagio giovanile nell’area geografica di Salerno con la nascita del progetto “Peer Education”.  Travel, viaggio, e travail, il travaglio del parto, hanno in inglese la stessa radice. Patimento e vita nuova, nella medesima esperienza, scelta di libertà. La libertà è occasione e scelta. La sua concretezza sta nel suo essere insieme logica e patica, sempre progettante per quanto definita dal limite esistenziale. Perciò il “logos” non soltanto è pensiero, ma pensiero vissuto. E l’iniziativa etica come sforzo di vita è rottura di ogni continuità e dipendenza. Risponde a un’inedita domanda della storia, anzi è l’atto stesso della libertà. Cosa è la libertà umana – da dove nasce e verso dove muove? Qual è il punto di rapporto e di tensione tra corpo e mente, naturalità e idealità, ragione e passione? E cosa unisce gli individui in un nesso che va al di là della loro identità, legandoli in un vincolo comune? Una tale sfida non si può ignorare, occorre rispondere. È propriamente un affare di etica: non compete all’esattezza del calcolo, ma al rigore del pensiero. Ecco, allora che è necessario riattivare “il racconto”, racconto che si fa viaggio, nell’ostinato coraggio nel seguire e, perseguire, unicamente l’arte, con, come unico obiettivo, aleatorio, rischioso, iniziatico, l’approdo ad un reale, attraverso la continua ricerca, il tempo, la metamorfosi, l’attesa. Sulle tracce del suo lessico artistico famigliare, c’imbatteremo in Gabriel Zuchtriegel, nel violinista Jamal Ouassini e nella sua orchestra, con i quali inizieremo un viaggio che guarda al di là dei mari, sull’ onda del “flamenco arabo” di Gaia Scuderi, in cui si inserirà il sax contaminato di Daniele Sepe, i ritmi e i suoni di Piera Lombardi e dell’organetto virtuosi di D’Alessandro, del nostro duro e accogliente Sud, crogiuolo e incrocio di tutte le culture musicali, carta porosa, che mira ad unire in musica quello che nella vita di tutti i giorni è tragicamente disunito: l’oriente e l’occidente entrambi affacciati sul Mediterraneo che sembrano non essere più capaci più di guardarsi negli occhi e dialogare.

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