P3, Sica e Cosentino a processo

Scritto da , 18 novembre 2013

Una associazione segreta che avrebbe operato per influenzare pezzi dello Stato. Un’organizzazione ribattezzata P3, i cui presunti componenti sono stati rinviati a giudizio dal gup del tribunale di Roma. Uno scandalo scoppiato nella primavera del 2010 e che ha coinvolto imprenditori, politici e amministratori locali. Per loro le accuse della Procura capitolina vanno dalla violazione della legge Anselmi sulle societa’ segrete all’associazione per delinquere finalizzata a realizzare una serie indeterminata di delitti, dalla corruzione all’abuso d’ufficio, dall’ illecito finanziamento dei partiti alla diffamazione. Il processo e’ stato fissato per il prossimo 9 aprile davanti alla quarta sezione collegiale nei confronti dell’uomo d’affari Flavio Carboni, del giudice tributario Pasquale Lombardi, dell’imprenditore Arcangelo Martino e dell’ex primo presidente della Corte di Cassazione Vincenzo Carbone. Tra le persone rinviate a giudizio figura anche il governatore della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, imputato di abuso d’ufficio. Dall’elenco degli imputati sono state recentemente stralciate le posizioni di tre nomi eccellenti: l’ex coordinatore del Pdl, Denis Verdini e gli ex parlamentari Marcello Dell’Utri e Nicola Cosentino. La decisione e’ stata presa il 14 ottobre scorso dal gup Elvira Tamburelli in attesa della risposta della Camera e del Senato sulla richiesta avanzata dal giudice in merito all’utilizzazione di alcune intercettazioni telefoniche che riguardavano i tre esponenti del Pdl. Nei giorni scorsi la giunta per le autorizzazioni ha dato il via libera per le utilizzazioni delle intercettazioni per quanto riguarda Cosentino, accusato nel procedimento di diffamazione ai danni del governatore della Campania, Stefano Caldoro. Ora spettera’ al Parlamento calendarizzare la discussione in aula. Per Verdini, Dell’Utri e Cosentino, il gup ha comunque fissato l’udienza per il 3 dicembre. Riguardo ai 17 imputati per i quali e’ stato disposto il rinvio a giudizio, il gup ha recepito l’impianto accusatorio del pm Mario Palazzi. In questa tranche dell’inchiesta, in particolare, si affrontano gli illeciti legati al business dell’eolico e della bonifica di alcune zone inquinate della Sardegna. In base all’accusa un ruolo di primo piano in questa vicenda sarebbe stato svolto da Carboni che si sarebbe dato da fare per collocare suoi uomini nella struttura creata intorno all’affare delle energie rinnovabili. Secondo quanto accertato dagli inquirenti e inserito nell’atto di chiusura indagine, i componenti dell’associazione si sarebbero adoperati, inoltre, per “influenzare la decisione della Consulta nel giudizio sul cosiddetto lodo Alfano”. Inoltre “intervenivano ripetutamente sul vice presidente del Csm (all’epoca dei fatti Nicola Mancino), sui componenti del Csm per indirizzare la scelta dei candidati e incarichi direttivi (presidente della Corte di appello di Milano e Salerno, procuratore della repubblica di Isernia e Nocera Inferiore)”. La Procura contesta anche gli interventi “sui magistrati della corte di Cassazione alla scopo di favorire una conclusione favorevole alla parte privata di cause pendenti sia di natura civile (Lodo Mondatori) che penale come, ad esempio, il ricorso contro la misura cautelare disposta dalla magistratura napoletana nei confronti dell’ex deputato Nicola Casentino”

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