“Ospedale Ruggi, realtà di buona sanità”, così parla una figlia che ha perso il padre

Scritto da , 19 marzo 2018

Erika Noschese

Tanti, forse troppi, sono i casi di malasanità che si verificano negli ospedali salernitani. Tra questi, tante volte, è comparso anche l’azienda ospedaliera universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona. Ma, altrettante volte, si sono verificati casi in cui il nosomio a svolto alla perfezione il suo lavoro, al di là, poi, da come si siano conclusi i fatti. A volerlo raccontare è una nostra lettrice, Stefania Maffeo che, attraverso una lunga lettera, ha l’esperienza vissuta presso l’ospedale Ruggi di Salerno. Stavolta, a scrivere è una figlia che ha perso il padre lo scorso 14 febbraio, dopo un lungo periodo di degenza in ospedale, dal dicembre 2017 al giorno della morte, per l’appunto. “Mio padre Romano è stato ricoverato in rianimazione per una broncopolmonite severa ed un’insufficienza respiratoria grave, patologie che hanno reso necessaria la procedura di intubazione per collegarlo al ventilatore meccanico, con conseguente induzione del coma farmacologico. Da allora, per ben 48 giorni, chiarezza espositiva, nonostante la durezza dei contenuti, accompagnata da umanizzazione delle conversazioni, sono stati i leitmotive dei colloqui, che si sono svolti dal lunedì al venerdì, con medici del calibro del responsabile Giuseppe Calicchio e delle dottoresse Antonella Fortunato ed Angela Petraglia”. Inizia così il racconto di questa figlia che, nonostante il dolore per la perdita del genitore, non può non mettere in evidenza la premura che i medici del nosocomio locale hanno riservato ai familiari del paziente “Nel corso delle visite quotidiane ai propri familiari era sempre possibile rivolgere quesiti e dubbi ai medici di turno in sala, coadiuvati da un qualificato ed accorto personale infermieristico ed ausiliario. Si succedevano in reparto, oltre ai sopracitati, i dottori Gaetano De Angelis, Vittorio Caterino, Luigi Martucci, Salvatore Palmese, Luigi Pandolfo, Stanislao Perciato, Giovanni Santaniello, Antonio Siglioccolo e Domenico Sofia, che si sono rivelati persone comprensive, disponibili e di grande umanità. Tutta l’equipe, di cui ho potuto constatare l’elevato livello di competenze professionali, lavora in condizioni di “straordinarietà quotidiana” nel senso che i pazienti sono sempre in numero maggiore all’effettiva disponibilità dei posti letto; i presidi utilizzati, tipo i materassi antidecubito, sono in numero minore rispetto alle esigenze dell’utenza e continuamente devono fronteggiare difficoltà logistiche ed organizzative nelle quali sono chiamati ad operare”, ha spiegato ancora Stefania Maffeo. Nonostante le cure ricevute, però, l’uomo muore il 14 febbraio e da qui parte l’iter, dopo un’attenta informazione fornita dalla dottoressa Carmela Policastro – coordinatrice locale per i trapianti e le donazioni d’organo del nosocomio salernitano – per la donazione delle cornee e degli altri organi. Così, la si- gnora grazie anche al lavoro svolto dai medici che “oltre a sostenermi durante il percorso di degenza, mi ha illustrato la procedura di espianto, evidenziando quanto un gesto di pura generosità possa es- sere d’aiuto a persone portatrici di una grave menomazione”. “Ho scritto questa lettera spinta da un sincero e profondo sentimento di gratitudine, per rendere il giusto merito ad un personale altamente qualificato, che, tra le infinite diffi- coltà socio-economiche di oggi, continua a credere con fermezza nella propria importante missione, dando anche sostegno psicologico e morale a chi, come me, ha perso un familiare. Tutti i componenti del reparto di Rianimazione hanno reso le vicende legate alla morte di mio padre meno amare. Ho sempre ripetuto al dottore Ca- licchio che avrei raccontato la mia storia a prescindere dall’esito. L’ho fatto”, ha spiegato infine la signora Maffeo, ringraziando il personale del Ruggi.

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