Orfani dell’Umberto I, una storia di fame e d’amicizia

Scritto da , 18 Maggio 2019
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Oggi, nella Chiesa di Sant’Eustachio Martire, alle ore 19, Don Aniello Senatore, celebrerà una Messa in suffragio di quanti formatisi tra le mura del “Serraglio” si sono addormentati. Un’iniziativa voluta dal gruppo Facebook  “Il Serraglio” Orfanotrofio Umberto I Canalone ideato da Vincenzo Sica e Michele Sirico

 

Di OLGA CHIEFFI

Continua ferace e indefessa la missione di Vincenzo Sica e Michele Sirico, votata ritrovare e riconnettere tessere e personaggi di quanti furono ospiti dell’ Orfanotrofio Umberto I, il famigerato e temuto “Serraglio”, attraverso mezzi modernissimi, il social Facebook, sul quale hanno fondato nel 2012 un gruppo molto seguito “Il Serraglio” Orfanotrofio Umberto I Canalone, i cui iscritti tutti “serragliuoli” come amano orgogliosamente definirsi e parenti di quanti hanno condiviso quella esperienza, pubblicano immagini, nomi ricordi, relativi a quella istituzione nata nel 1813, quale deposito di mendicità, negli ambienti conventuali di S. Nicola della Palma e S. Lorenzo, poi trasformatasi in orfanatrofio con scuola musicale nei primi mesi del 1819, alla quale negli anni si aggiunsero le scuole di calzoleria, meccanica, tipografia, ceramica, falegnameria, scomparsa nel 1977. Questa sera, nella chiesa di Sant’ Eustachio Martire nel quartiere Pastena, alle ore 19, si terrà la messa annuale in ricordo dei numerosi orfani che formatisi tra le mura di quella istituzione, si sono addormentati. Una istituzione legata ai nomi di Gioacchino Murat, come un po’ tutti i collegi della nostra città e provincia e del Sindaco Alfonso Menna, che fece rinascere negli anni ’50 la gloriosa scuola, rendendola umana e vivibile, restituendole quel forte legame con la città, attraverso l’eccelsa qualità della sua banda musicale e maggiormente con la tipografia, che stampava tutti i tipi di manifesti e libri, sino agli inviti di nozze. Il gruppo de’ Il Serraglio, ha inteso, quindi, riannodare quelle fila, prima tra chi ha vissuto e, ancora oggi, ringrazia quell’istituzione, dura, severa, a volte inumana, ma che ha preparato alla vita schiere di uomini, attraverso lo studio, il sacrificio, la fame, per ricordare, in un momento spirituale, tutti coloro i quali appartennero a quella istituzione, omaggiando ciascuno nel proprio campo, quel segno tangibile nella nostra società, ovvero quella particolare qualità d’animo, un patrimonio di sentimenti e valori ricchissimo, quell’educazione alla vera amicizia che con l’esempio, nel loro passaggio terreno sono riusciti a trasmetterci. Sabato, si rinnoverà il rito della Messa, per il secondo anno, nel corso della quale verranno scaditi i nomi di oltre duecento persone che hanno vissuto tra quelle mura, personaggi famosi come il M° Domenico Faliero, primo flauto alla Rai di Roma, per il sassofono, il M° Francesco Florio, istitutore della prima cattedra di questo strumento in Italia, Labriola al piccolo in Mi bemolle, , seguiti da allievi del calibro di Tiso al trombone, poi insegnante al Conservatorio di S. Cecilia, dell’indimenticato Carlo Agresti, I corno al Teatro dell’Opera di Roma e docente a S.Cecilia, Alfredo Coppola, I corno alla Scala di Milano, Filippo De Stefano, bassotuba del Teatro di San Carlo. Un testimone da passare ai giovani per salvarci e salvarli dall’erosione del tempo e dell’indifferenza, ovvero come invita il filosofo Aldo Masullo: umanizzando le occasionali emozioni, siano esse una lettura, la partecipazione ad un evento, al bello. Non v’è infatti “fenomeno”, ovvero “vissuto”, emozionale e non, che non sia tale perché è sentito come “mio”, proprio di un sé. Movendo le emozioni e ritrovandosi in esse, l’erosione del tempo scomparirà, i rapporti saranno nuovamente possibili, grazie alla differenza e al dialogo, che si risolverà in discorsi d’Amore, unico viatico valido per il futuro dell’ Umanità.

 

 

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