Orazio Boccia: “Conosciuto pochi politici come Pietro Ingrao”

Scritto da , 28 settembre 2015

“Mi ha informato della morte di Ingrao mio figlio Enzo (Vincenzo Boccia, Vicepresidente Nazionale di Confindustria  e Amministratore della “Arti Grafiche Boccia” di Salerno)  che mi ha telefonato a casa  dieci minuti fa .  E’ stato come se fosse scomparsa una persona cara. Ci ha lasciati un’altra grande figura della politica italiana”. A ricordare l’amico Pietro Ingrao è stato l’imprenditore salernitano Orazio Boccia, che il prossimo 26 novembre compirà 84 anni. Il Cavaliere del Lavoro, Orazio Boccia,  Presidente della società che egli stesso ha fondato: le Arti Grafiche Boccia, ha raccontato di aver incontrato più volte Ingrao:” La prima volta fu a  Napoli, negli anni ’70,  nella sede della Federazione Comunista. Accompagnai il mio amico Tommaso Biamonte che era stato eletto deputato insieme a Pietro Amendola. Siccome a quelle politiche il PCI avellinese era rimasto privo di rappresentanza nel Parlamento nazionale, venne chiesto, dalla direzione del PCI, che uno dei due  eletti salernitani si dimettesse. Tommaso Biamonte non voleva lasciare il campo al compagno irpino, mentre Pietro Amendola che all’epoca risiedeva a Roma e aveva difficoltà a rappresentare adeguatamente le istanze del nostro territorio, voleva dimettersi, ma voleva che fosse  una nostra delegazione  a manifestare la sua disponibilità a fare un passo indietro, recandosi a Napoli da uno dei vertici del partito: Pietro Ingrao. Io approcciai Ingrao con un rispettoso voi e sottolineai come la Federazione Provinciale si reggesse sui contributi del tesseramento e sulle vendite dell’Unità, attività che solo Tommaso Biamonte era in grado all’epoca di coordinare al meglio. Ingrao non replicò alle mie osservazioni, preferendo rivolgersi direttamente a Biamonte, ostentando quasi fastidio per la mia presenza. Convenne di sacrificare Pietro anziché Tommaso e accompagnandoci alla porta chiese a Biamonte: ”Tommaso, chi è questo giovane?”. Tommaso rispose:” Un compagno della Federazione di Salerno” e lui sferzante disse:” Un compagno che da del voi a un altro compagno non può essere un compagno”.  Lì capii che era un grande uomo. Questa sua frase mi è rimasta nel cuore, non la potrò mai dimenticare.  Era un uomo perbene.  Ci siamo incontrati altre volte alla Federazione Regionale del Pci di Napoli, ma anche alla Camera dei Deputati per motivi di lavoro e ho avuto modo di constatare la sua correttezza ed onestà. Quando ci incontravamo ci abbracciavamo e parlavamo a lungo. Era un piacere ascoltarlo. Faceva grandi discorsi con poche parole.   Era un grande uomo e un grande politico,  una persona semplice e sincera.  Ho conosciuto pochi politici come lui.  Faceva parte di un mondo che non esiste più. Lo scriverò nel telegramma che invierò alla famiglia”.

Aniello Palumbo

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