Operazione Omnia. Il trasporto su gomma doveva farlo l’Atm

Scritto da , 10 marzo 2017

Pina Ferro

Avere il controllo del trasporto su gomma dei prodotti ortofrutticoli. Questo il principale obiettivo del sodalizio criminale che vedeva tra i suoi vertici Francesco Mogavero con il quale gli altri componenti decidevano e condividevano le linee strategiche da adottare per raggiungere l’obiettivo, attraverso anche il ricorso sistematico a metodi intimidatori e violenti. A beneficiare del trasporto dei prodotti ortofrutticoli della Piana doveva essere l’Atm srl o altre ditte conniventi. In tal modo il sodalizio si assicurava delle provvigioni corrisposte dai titolari delle ditte di trasporto.
Gli imprenditori che non sottostavano al loro volere venivano “convinti” con atti intimidatori. All’imprenditore Gaetano Franco Rocco, nel 2010, furono incendiati tre automezzi pesanti con un danno di 150mila euro.
Contro Mario Sorgente, amministratore di una ditta di trasporti furono esplosi alcuni colpi di pistola contro l’autovettura. E, sempre per favorire l’attività dell’Atm fu gambizzato Alessandro Cataldo.
Gambizzazioni, incendi e richieste estorsive. Il messaggio doveva arrivare in modo chiaro.
Francesco Mogavero, sempre per il raggiungimento dell’obiettivo del sodalizio, bloccò l’autista di Napolitans mntre si accingeva a caricare i prodotti della Biomaisto e lo costrinse ad andar via con il camion vuoto. Anche la ditta Galiano, nel 2011, ebbe minacce Da Mogavero: “Noi abbiamo una ditta di trasporti, se volete fare i trasporti stiamo qua a Pagliarone….. Non andiamo bene ! Questa non è una minaccia ma con tante ditte di trasporto che stanno qua, ci sta Rocco, ci sta la Ma.Pa. deve venire a lavorare uno forestiero?… Non andiamo bene! Anzi fai una cosa dici a Napoliutrans che se vuole caricare nella zona deve pagare la provvigione all’agenzia”. Galiano da quel momento cercò di non rivolgersi più alla Napolitrans.
L’imprenditore Carmine Fasolino, l’11 febbraio del 2012, fu minacciato sempre dal Mogavero. Alla base dell’avvertimenti l’intenzione manifestata da Fasolino di non attribuirgli più i trasporti dei propri prodotti destinati alla Bardini +Keller.
Mogavero telefona a Fasolino: “Carmine ti voglio dire solo una cosa, però me la devi far dire… una cosa ti voglio dire, Carmine…. mo chiudo le porte e me ne vado, tu li mandi con Adiletta,…..Mo’ vengo la e ti schiatto dentro al muro!… Io non vengo stasera vengo nella “scordata” nell’ufficio Ti schiatto dentro al muro! Ciao”.
Alle minacce telefoniche fa seguito la visita presso la ditta Fasolino e rincara la dose al punto che Fasolino rinuncia a servirsi della ditta Adiletta e si rivolge all’Atm.
Sono tantissime le aggressioni poste in atto dal sodalizio. Tutte per svariati motivi che vanno sia dall’affermazione della volontà di avere il controllo del trasporto su gomma dei prodotti terrieri della Piana del Sele verso altre regioni, sia per lo spaccio di sostanze stupefacenti.
Al sodalizio criminale sono state attribuite anche due rapine a mano armata avvenute, rispettivamente, nel 2011 all’interno di un’abitazione di Giffoni Sei Casali e nel 2012 in una sala bingo di Battipaglia. A tutti questi reati si aggiungono anche quelli legati all’acquisto di armi e munizionamenti, la fittiuzia intestazione di un bar, una bisca clandestina ed un giro di prostituzione posto in piedi in un hotel di Pontecagnano. L’operazione Omnia effettuato ieri raggruppa sia l’operazione Game Over del luglio scorso che Perseo portata a termine alcune settimane fa. Tutti gli episodi di minacce ed intimidazioni all’inizio sembravano scollegati tra di loro ma le indagini dei carabinieri hanno ricostruito la rete criminale e gli obiettivi del sodalizio.

L’appuntato infedele che informò Di Maio delle confidenze di un pusher ai carabinieri

Nel corso delle indagini i militari di Battipaglia ed i magistrati hanno anche dovuto fare i conti con un carabiniere “infedele” in servizio presso la stazione di Giffoni Sei Casali con il grado di appuntato. Questi venuto a conoscenza delle dichiarazioni di natura confidenziale fatte da un pusher ai militari del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Battipaglia ha riportato il contenuto delle confidenze a Sabino De Maio ed ai componenti il grupp camorristico. In tal modo nonsol ha violato il segreto istruttorio ma ha aiutato i malviventi ad eludere le investigazioni. Ha messo in guardia il sodalizio che in tal modo ha posto in essere misure di sicurezza per evitare controlli e non solo.
Le rapine poste in atto, invece sono ai danni di Giovanni Elia ed Nunzio Elia i quali sotto la minaccia di armi furono costretti a consegnare la somma di 400 euro ed una fiat Panda. Un’altra rapina fu messa a segno ai danni della sala giochi Boulevar

 

Non doveva girara l’eroina! L’ordine era tassativo con minacce e aggressioni a chi non eseguiva

Il sempre redditizio traffico di sostanze stupefacenti viene fuori sia dalle intercettazioni telefoniche che dalle dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia tra cui Paolo Podeia e Raffaele del Pizzo. L’associazione è capeggiata da Dabino De Maio, Luigi Giuliano, Francesco Mogavero e Sergio Bisogni ed operava attraverso dei sottogruppi sia nel comune di Montecorvino che in tutta l’area limitrofa ed aveva collegamenti con il napoletano, l’avellinese e anche con zone exraregionali. Infatti alcuni carichi di droga dovevano arrivare dalla Spagna. Le direttive dei capi erano chiare a tutti i componenti dei vari sottogruppi (Rovella, Acerno, Battipaglia, Bellizzi, Olevano sul Tusciano, Pontecagnano, Salerno ). L’obiettivo era quello di “piazzare” lo stupefacente cedendolo agli abituali assuntori. Modo questo per fare cassa ed avere sempre denaro disponibile, ma bisognava farlo usando la testa. Chi non capiva come doveva muoversi veniva inq ualche modo aggredito verbalmente e non solo. Ad esempio uno dei pusher intercettato parla di un’aggressione subita e riferisce testualmente le parole che gli erano state dette. “Tu stai vendendo la roba, non ti devi permettere più di vendere niente perchè l’eroina attira i carabinierie noi non possiamo fare le cose nostre”. Il pusher a tali affermazioni rispose giustificandosi che non stava vendendo nulla e che in quel momento stava lavorando come piastrellista. La risposta a tale affermazione furono quattro schiaffi in faccia. L’ordine di non vendere eroina era tassativo e tutti dovevano atenersi a tale disposizione. Chi fa uso di eroina può avere problemi e di cnseguenza attira le forze dell’ordine sul territorio. Particolare questo che avrebbe in qualche modo rovinato l’iter delle attività poste in essere dal sodalizio criminale.
“A Rovella eroina non ne deve girare qua comandiano noi e si deve vendere solo cocaina marijuana e hashish quindi non ti permettere più di spacciare eroina”. Questo quanto riferito nel corso di una denuncia uno dei pusher il quale aggiunge che sanguinante per l’aggressione ricevuta, alla minaccia rispose negando la sua attività di spaccio aggiungendo che stava frequentando il Sert. A questo punto fu invitato a lavorare per loro. Ma il diniego fece 2arrabiare” i componenti il sottogruppo che aveva di fronte: “allora non hai capito chi comanda”. Poi gli dissero che non doveva più farsi vedere in giro per Montecorvino e che se lo avessero “beccato” a spacciare eroina lo avrebbero “fatto sparare nelle gambe”. Dunque, nel territorio dove operava il sodalizio criminale si doveva piazzare tutto tranne eroina. I pusher usavano linguaggio in codice e così quando dovevano mandare uno spacciatore a rifornire un assuntore si parlava di portare “un paio di buste di patatine”. Ma lo stupefacente diveniva anche: il computer, la fattura, i dieci chili di pittura.
L’arresto di qualche pusher, nel caso specifico un giovane di Acerno, era un campanello d’allarme per il sodalizio che alzava il livello di guardia e di attenzione.
pi.fe.

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