Operazione omnia. Il “pensiero” mensile per Biagio Giffoni

Scritto da , 10 marzo 2017

Pina Ferro

“Qua dobbiamo lavorare noi”. Era questo l’ordine che veniva impartito agli imprenditori terrieri della Piana del Sele dal sodalizio criminali formato da Francesco Mogavero e company ammanettati l’altro ieri nel corso dell’ operazione Omnia posta a segno dai carabinieri del Comando Provinciale e dalla compagnia di Battipaglia. A lavorare, per il trasporto su gomma delle merci dirette in varie regione italiane, dovevavo essere la Atm srl della famiglia Mogavero e la Ma Pa di Marcello Palmentieri. A queste due società spesso si aggungeva anche la Autuori trasporti. Per convincere i gli imprenditori terrieri non vi erano solo minacce, attentati e richieste estorsive. Infatti, in alcuni casi venivano anche inscenate delle proteste. Era il 21 gennaio del 2011 quando Sabino De Maio, i fratelli Sergio ed Enrico Bisogni e Marcello Palmentieri indussero Fabio Autuori, Antonio Noschese, Gerardo Gioia, Luigi Serio e Palolo Manzo, tutti autotrasportatori legati a Marcello Palmentieri, ad inscenare una protesta presso lo stabilimento della Alphacom srl. Nel corso della protesta gli autotrasportatori si rivolsero al magazziniere della Alphacom dicendo “Qua dobbiamo lavorare pure noi perchè abbiamo una famiglia” e nel frattempo impedirono l’accesso al piazzale, collocando un’autovettura di traverso dinanzi al cancello d’ingresso dell’azienda in modo da ostacolare l’uscita e l’entrata dei mezzi di trasporto.
Accanto a tale attività vi erano anche le estorsioni ai danni di attività commerciali il lido La Isla Bonita, la pellicceria De Santis e Mondo Mercato. A riscuotere il denaro era Raffaele Del Pizzo il quale affermava, presentandosi al titolare del lido La Isla Bonita diceva: “Vengo a nome dei carcerati bisogna aiutare le loro famiglie, adesso tutti pagano e bisogna mettersi in regola. Il vostro lido deve pagare 500 euro la settimana”. Per convicere a pagare ovviamente dive che in caso di rifiuti si sarebbero dovuti “regolare di conseguenza”.
Gli ex guagliuni del clan Pecoraro – Renna arrestati nell’operazione Omnia oltre a tentare di impadronirsi di fette dell’economia attraverso il controllo del trasporto delle merci su gomme, controllava e gestiva anche l’attività di spaccio nei territori di Salerno, Bellizzi, Montecorvino Rovella, Battipaglia e Olevano sul tusciano attraverso dei gruppi dedicati.
La rete di spaccio è stata ricostruita grazie alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia tra cui Podeia.
A Biagio Giffoni veniva mandato sempre un “pensiero economico”. A rivelarlo è stato il collaboratore di giustizia Paolo Podeia. In particolare nel corso di un interrogatorio lo stesso affermò di aver avviato la piazza di spaccio in via Etruria dove sia di mattina che di pomeriggio era sempre presente uno spacciatore.
Podeia afferma anche che corrispondeva “mille euro al mese ciascuno a Gianluca di Benedetto e Pasquale Pellegrino. Quando le cose sono andate bene a Tommaso Cerrato e Lucia Noschese ho consegnato somme di denaro dai mille ai mille e cinquencento euro mensili. Cerrato e Noschese, ai quali chiesi l’autorizzazione per spacciare, dovevano mandare sempre il “pensiero” a Biagio Giffoni ed agli altri”.
Intanto, nel tardo pomeriggio di ieri è stato ammanettato sempre dai carabinieri del Comando provinciale di Salerno Sabato Di Lascio destinatario della misura di custodia cautelare. L’uomo è stato rintracciato ed ammanettato. I soggetti ristretti nel carcere di Fuorni saranno sentiti tra oggi e domani.

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