Operazione antiprostitruzione “Litoranea”: arrestato un rumeno che faceva prostituire la convivente

Scritto da , 21 aprile 2015
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Questa mattina, a Napoli, presso lo scalo aeroportuale di Capodichino, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Salerno e del ROS hanno intercettato, appena sbarcato da un volo di linea proveniente dalla Romania,  Gabriel DUMINICA 32enne rumeno, colpito da provvedimento cautelare della detenzione in regime di arresti domiciliari, poiché ritenuto responsabile del reato di “favoreggiamento e sfruttamento, in concorso, della prostituzione”.

Il provvedimento è stato emesso dal GIP presso il Tribunale di Salerno nell’ambito dell’attività investigativa che ha consentito di eseguire, il 16 aprile scorso, una misura cautelare personale emessa nei confronti di altri 15 indagati (8 in carcere, 1 agli arresti domiciliari e 6 obbligo di dimora), ritenuti responsabili a vario titolo dei reati di “associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione”, “favoreggiamento e sfruttamento, in concorso, della prostituzione”, “lesioni personali aggravate e tentato sequestro di persona” e “tentata estorsione”.

 

L’indagine – avviata il 4 ottobre del 2014 a seguito di una rapina perpetrata, in località lido Lago del Comune di Battipaglia (SA), ai danni di una prostituta rumena alla quale era stata incendiata l’auto, seguita da una violenta aggressione nei confronti di una coppia di giovani del luogo appartati nelle vicinanza (Francesca GIANNETTO e Natalino MIGLIARO, quest’ultimo deceduto il 12 dicembre 2014, in conseguenza delle gravi lesioni  riportate) – è stata condotta congiuntamente dai citati reparti con metodi tradizionali e attività tecniche e ha consentito, in breve tempo, di individuare due aggregati criminali operanti sulla fascia costiera dei Comuni di Battipaglia (SA) ed Eboli (SA), uno composto da cittadini rumeni (MIREA Alin Georgian detto “Laurentiu”, MIREA Stefan Nicolae, TRANCA Adrian detto “Adi”, TURCIC Costica Ilie, DUMINICA Gabriel) con il supporto logistico garantito da due italiani (DAMIANO Mauro e LONGO Augusto detto “Musu Toni”), l’altro promosso e organizzato da cittadini albanesi (SULEJMANI Vilson, SULEJMANI Kristian, KECANAJ Nuard) con il concorso di un italiano (DI NAPOLI Davide).

 

Le investigazioni hanno consentito di stabilire che tutti gli indagati, in un clima di rispetto dei reciproci ruoli nel “controllo del territorio” favorivano e sfruttavano l’attività di prostituzione di diverse donne rumene (indicate nelle intercettazioni con l’appellativo di “pezza”, “cagna”, “maledetta”, “morta”), assicurando alle stesse “protezione” anche mediante il “supporto logistico” garantito dai tre italiani citati, dietro l’imposizione di un corrispettivo fissato nella metà di quanto ricavato da ciascuna di esse nell’esercizio del meretricio.

 

Le donne, inoltre, venivano avviate alla prostituzione in settori territoriali ben delimitati e stabiliti per accordo tra gli stessi sfruttatori: il tratto della SP175 “litoranea” a confine tra i Comuni di Eboli (SA) e Battipaglia (SA) era gestita dal distributore antistante il supermercato “A.L.D.I.” alla via Idrovora dagli sfruttatori rumeni, mentre da un’azienda agricola della contrada Spineta al ponte della località Lido Lago era controllata dal gruppo criminale di etnia albanese.

Tra gli stessi criminali vigevano pertanto rapporti di interazione e collaborazione concretizzatisi in reciproci favori sia sull’accompagnamento delle prostitute sia sulle ronde per garantire loro protezione, nonché sui diversi servizi logistici necessari al meretricio, con lo scopo di non far insorgere situazioni di conflitto e così trarre vantaggio dall’attività illecita.

 

Per quanto attiene gli aggregati di etnia rumena, l’attività investigativa ha consentito di disvelare nei particolari le modalità con le quali avveniva lo sfruttamento delle donne, che nel caso degli sfruttatori rumeni coincidevano con le compagne conviventi degli indagati, nei confronti delle quali venivano poste in essere continue gravi minacce, spesso accompagnate da violenze fisiche con cui i protettori si garantivano la completa sottomissione delle meretrici e la piena disponibilità delle aree di competenza rispetto a terzi, a clienti insolventi ovvero ad altre prostitute. Nel senso, ogni indagato svolgeva diverse mansioni nella conduzione delle attività illecite in argomento: è stato individuato, di volta in volta, chi si occupava del reclutamento delle prostitute anche in altre aree della penisola (TURCIC Costica Ilie, autotrasportatore), della protezione (MIREA Alin Georgian detto “Laurentiu”, MIREA Stefan Nicolae, TRANCA Adrian detto “Adi”, DUMINICA Gabriel, ciascuno per la “propria” donna), del supporto logistico (DAMIANO Mauro e LONGO Augusto detto “Musu Toni”, per fornitura di profilattici, bevande, cibi, recapiti di clienti e ricariche telefoniche), dell’accompagnamento da e per la piazzola assegnata a ciascuna dal protettore (oltre ai protettori, LONGO Augusto detto “Musu Toni”, dietro corrispettivo di 20 euro ciascuna), della vigilanza (oltre ai protettori, DAMIANO Mauro) per eludere l’intervento delle forze dell’ordine lungo il tratto litoraneo interessato ovvero per scongiurare problemi con terze persone (clienti insolventi o altri sfruttatori), tutti momenti propedeutici alla riscossione, in ultimo, dell’illecito profitto.

DUMINICA Gabriel, in particolare, faceva prostituire la convivente e ne pubblicizzava attività e prestazioni su diversi social network e siti di incontri, favorendo l’incontro con i clienti.

 

Per quanto attiene il gruppo criminale di etnia albanese, l’attività investigativa ha consentito di documentare l’esistenza di un vincolo associativo tra i sodali dediti allo sfruttamento e al favoreggiamento della prostituzione, evidenziato dal fatto che gli stessi, oltre ad accompagnare le prostitute sul luogo del meretricio preventivamente assegnato e a riaccompagnarle a casa, effettuavano una vera e propria vigilanza propedeutica sia a garantire la protezione alle donne (circa una decina, di etnia rumena) sia il controllo del territorio di competenza, ciascuno secondo specifici ruoli: i 4 indagati, infatti, disponevano di autovetture per i servizi logistici e di utenze cellulari dedicate al controllo, utilizzate anche per avvisare le prostitute della presenza di forze dell’ordine (particolare rilievo, nel senso, assume il ruolo di DI NAPOLI Davide, che in occasione di una rapina perpetrata il 25 novembre 2014 ai danni di una prostituta “protetta” dal sodalizio si trovava nella zona con precisi compiti di vigilanza). Inoltre, gli stessi si preoccupavano di fornire assistenza logistica alle “protette” e di dirimere le controversie che insorgevano a causa della presenza in zona di altre meretrici non sottoposte alla loro protezione, ovvero di clienti non ritenuti sicuri.

Il sodalizio criminale, per il “servizio” reso, tratteneva la metà del ricavato giornaliero dell’attività di meretricio.

 

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