Operaio deceduto a Giffoni: Terna Rete Italia a processo

Scritto da , 4 marzo 2016
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La Terna Rete Italia, l’operatore di reti per la trasmissione dell’energia elettrica, rischia di dover corrispondere un importante risarcimento danni per il decesso dell’operaio rumeno Ioan Foca. Il Gup del Tribunale di Salerno, Donatella Mancini, ha disposto il rinvio a giudizio per sei persone. Accolte le richieste avanzate dal sostituto procuratore della Repubblica, Roberto Penna. L’udienza si è regolarmente celebrata. L’avvocato della Terna, Giulia Buongiorno, aveva chiesto al Gup un rinvio dell’udienza ma ieri mattina le parti civili costituite (la famiglia dell’operaio rumeno assistita dall’avvocato Antonella Pucci) si sono opposte ed il dibattimento si è regolarmente celebrato. I fatti risalgono al l 17 luglio del 2014.  Il decesso avenne a Giffoni Valle Piana. L’operaio, qualificato in Pes-H, era impegnato nel ridurre gli arbusti di un cipresso che ostacolavano i lavori dell’impresa esecutrice Di Iacono quando fu investito da una violenta scossa elettrica che lo folgorò e uccise all’istante. La Procura immediatamente le indagini ed a distanza di un anno e mezzo da quel tragico fatto il pm titolare dell’inchiesta ha chiuso il cerchio ed ha accertato la responsabilità dei soggetti che avrebbero. dovuto garantire la sicurezza. Nello specifico Pietro Di Iacono, titolare dell’impresa esecutrice, Alessandro Sassone, responsabile dei lavori, omettevano di misurare correttamente l’altezza delle piante dove Ioan Foca avrebbe dovuto effettuare gli interventi. Entrambi rischiano il rinvio a giudizio per omicidio colposo. Rispondono di colpa specifica il dipendente della sede distaccata della Terna Cosimo Renato Taglianetti (originario di Eboli), ed il dirigente Renato Fusco, responsabile dell’ufficio impianti di Frattamaggiore. Secondo il teorema accusatorio avrebbe misurato “ad occhio” e, quindi, senza i necessari strumenti di precisione l’altezza dell’albero dove l’operaio sarebbe dovuto intervenire per operare i tagli richiesti dall’impresa esecutrice dei lavori. Nello specifico il rischio viene considerato elevato a 2,50 metri dai cavi ed in questo caso viene predisposta la sospensione dell’erogazione dell’energia elettrica. Fino a quattro metri, come nel caso dell’operaio rumeno, la ditta ha il compito di provvedere ad una schermatura o, in ogni caso, a mettere in sicurezza il dipendente rifornendo l’attrezzatura necessaria per evitare qualsiasi contatto con l’energia elettrica. 

Secondo i due dipendenti la distanza tra cavi e rami da tagliare era di 3,50. Dopo la misurazione puramente visiva dipendente e dirigente della Terna avrebbe riferito al titolare dell’impresa Di Iacono gli interventi da effettuare. L’operaio rumeno, secondo l’accusa, intraprese il lavoro senza essere messo in condizioni di sicurezza. Nell’inchiesta è coinvolto anche Guglielmo Napodano, capo area della Terna (Aot) e la Terna Rete Italia, rappresentata, nel luglio 2014, da Gianni Armani, attualmente presidente dell’Anas. Viene contestata l’omessa vigilanza. Al termine della camera di consiglio il Gup del Tribunale di Salerno, Donatella Mancini, ha sciolto le riserve ed ha disposto il rinvio a giudizio per i sei imputati. La prima udienza è in programma il 15 novembre del 2016 davanti al giudice monocratico della seconda sezione penale del Tribunale di Salerno. 

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