Omicidio Sergio Rossi: presa la complice

Scritto da , 18 novembre 2014
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E’ finita in Germania la latitanza di Elena Bot, la rumena che aiutò a fuggire il connazionale autore dell’aggressione mortale nei confronti di Sergio Rossi. La donna è stata catturata nei giorni scorsi al termine di una brillante operazione di polizia dopo che i giudici del Riesame di Salerno avevano accolto la richiesta di custodia cautelare in carcere. La donna aveva tentato di nascondersi da conoscenti in Germania ma la sua fuga si è interrotta grazie al pronto intervento delle locale polizia. In tempi rapidi è stata disposta l’estradizione della donna in Italia. Elena Bot è ora detenuta al carcere di Rebibbia e nelle prossime ore potrebbe essere ascoltato dal pubblico ministero Roberto Penna. La donna, dopo l’aggressione all’ex esponente del Movimento Sociale,    si era impossessato del telefono cellulare della vittima per poi rivenderlo. Per tale motivo dovrà rispondere anche del reato di ricettazione. Lo scorso 24 settembre l’udienza preliminare davanti al Gup Sergio De Luca non si celebrò per la contemporanea assenza di Fanel Gurlea ed Elena Bot, difesi dall’avvocato Gaetano Aita. In quell’occasione si sono costituiti in giudizio, quali parti civili, Rita De Rosa, moglie di Sergio Rossi, ed il figlio Antonio Rossi, assistiti dall’avvocato Michele Sarno. L’ex esponente del Movimento Sociale Italiano fu colpito alle spalle da Gurlea con un “mezzo contundente solido e smusso nella regione parietooceipitale destra con conseguente ferita lacero contusa, frattura cranica ed emorragie plurime che determinarono poi il decesso (edema cerebrale). Lo stesso Gurlea si impossessava poi del telefono cellulare Nokia di Rossi. L’altra imputata aiutava Gurlea, detto Fanic, ad eludere gli investigatori e comunque si attivava per consentiva l’allontanarsi di quest’ultimo dal territorio nazionale  procurando a Gurlea 150 euro, con l’aiuto della sorella Maria Bot, che ne curava l’invio tramite Western Union, utili a pagare i biglietti per il viaggio in Romania. I termini di prescrizione sono sospesi. Ora gli inquirenti stringono il cerchio per acciuffare anche l’autore materiale che causò la morte di Sergio Rossi dopo giorni di agonia.

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