Omicidio Persico, chiesto un secolo di carcere

Scritto da , 17 gennaio 2015
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Armò Volpicelli per uccidere Vincenzo Persico. Rischia trent’anni di carcere Domenico Lamberti. E’ la pena più alta richiesta dal pm antimafia, Vincenzo Montemurro, per l’omicidio di “Enzo Coca Cola” commesso un anno fa a Montecorvino Rovella (il 19 gennaio). Pena leggermente inferiore per l’esecutore materiale dell’omicidio: Alberto Volpicelli. Per quest’ultimo è stata avanzata la richiesta di 27 anni di reclusione. 25 anni per Angelo Di Lucia che era alla guida dello scooter utilizzato per l’agguato. La pena più “mite” è stata chiesta per Nicola Brunetto: 21 anni di reclusione. Tutti gli imputati hanno scelto di essere giudicati attraverso la formula del rito abbreviato per beneficiare dello sconto di pena. Rispetto agli altri imputati Lamberti avrebbe avuto un atteggiamento meno collaborativo nella fase di inchiesta. Sostanzialmente le altre tre persone coinvolte nell’omicidio di Persico avrebbero ammesso le proprie responsabilità. Ora la palla passa agli avvocati difensori per le arringhe prima della pronuncia del Gup del Tribunale di Salerno Sergio De Luca. Nel collegio difensivo gli avvocati  Danilo Laurino, Michele Tedesco, Mario Pastorino e Paolo Toscano. Per il sostituto procuratore della Dda Vincenzo Montemurro i fatti sono stati «commessi avvalendosi delle condizioni di appartenenza ad un’associazione criminale di tipo mafioso e comunque al fine di avvantaggiare le attività di associazioni criminali presenti sul territorio della provincia di Salerno e dedite al controllo del traffico di sostanze stupefacenti». Il 25enne Alberto Volpicelli, originario di Rovella ha confessato di avere esploso i colpi mortali, precisando di non avere intenzione di uccidere. Aguidare lo scooter quella domenica sera c’era    il 34enne salernitano Angelo Di Lucia.  Il 38enne Domenico Lamberti di Giffoni Valle Piana è ritenuto il riferimento gerarchico di Volpicelli nella gestione criminale del territorio oltre ad essere l’uomo che ha fornito la pistola al killer. ) Il 45enne Nicola Brunetto ha invece dato sciarpa e guanti. La sua abitazione era, in pratica, la base logistica per la preparazione dell’attentato. Il delitto, scrive il magistrato, è «da inquadrare in contesti associativi di natura camorristica legati al controllo del territorio per il predominio del mercato illecito di sostanze stupefacenti del tipo eroina e cocaina». Quello schiaffo, che il figlio di Ciro Persico diede a Volpicelli raggiungendolo davani casa di Brunetto, fece per gli inquirenti solo da detonatore a una situazione già sul punto di esplodere, perché i gruppi malavitosi insediati nei Picentini non vedevano di buon occhio l’inserimento sul territorio di quel giovane arrivato da Salerno che cercava di farsi spazio nel mercato dello spaccio. A Montecorvino Rovella Enzo “coca cola”, come era soprannominato nel Centro storico, era approdato nel dicembre dello scorso anno, per scontare con l’obbligo di dimora a casa della sorella una condanna per rapina. Subito, però, avrebbe cercato di inserirsi nel contesto criminale della zona, anche a costo di pestare i piedi a qualcuno. Per questo, nell’ordinanza che dispose a gennaio le custodie cautelari in carcere, il giudice Renata Sessa ritenne verosimile che anche prima dell’alterco si fosse «già affacciata l’idea della necessità di una soluzione, più o meno cruenta, al contrasto che impediva la piena realizzazione dei propri interessi economico criminali». Quando Persicò affrontò Volpicelli, il clima degenerò. Il 25enne andò a casa di Lamberti (detto Mimmo ’a mafia), si fece dare la pistola 9×21 che avevano preso insieme e tornò per pochi minuti nell’abitazione di Brunetto prima di andare a cercare il rivale insieme a Di Lucia. «Erano fatti di cocaina, non potevo fermarli» ha dichiaro Brunetto. Vincenzo Persico fu raggiunto e ucciso, Volpicelli esplose almeno quattro colpi di pistola inseguendolo mentre cercava di scappare. Per quel delitto i quattro imputati ora rischiano pene pesantissime. L’udienza è stata aggiornata al 4 marzo.

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