Omicidio Frasca: 19 anni e mesi a Izzo

Scritto da , 8 Gennaio 2016
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La sentenza a distanza di quindici anni dal delitto di Domenico Frasca. Carmine Izzo, detto il “piccolino” è stato condannato a 19 anni anni e 4 mesi di reclusione. Era uno dei componenti del gruppo che partecipò all’agguato mortale nei confronti del capo degli scissionisti. L’uomo è stato giudicato con la formula del rito abbreviato. Il pubblico ministero aveva chiesto una pena più servera per Izzo, trent’anni di reclusione, ma il Gip ha disposto una condonna meno pesante, riconoscendo alcune attenuanti generiche (l’uomo ha anche problemi fisici), per l’uomo originario di Boscoreale, accusato dell’omicidio di Domenico Frasca, ucciso il 27 novembre 2001 davanti al suo negozio di Bellizzi. Delitto per il quale erano stati già condannati Biagio Giffoni, Pasqualino Garofalo, Carmine Viscido e Bruno Noschese. Sono stati i collaboratori di giustizia ad inchiodare Carmine Izzo, già condannato ler l’omicidio di “lupara bianca” di Maurizio D’Elia. Izzo, difeso dall’avvocato De Simone del foro di Avellino. Una vera propria faida di camorra apertasi dopo la scissione del clan Pecoraro – Renna quella che interessò la piana del Sele. Un’inchiesta complessa e partita dalle dichiarazioni di Angelo Frappaolo, Demetrio Trimarco, Remigio Riccio e Carmine La Pietra, che decisero di collaborare con la giustizia, e far luce sulla cruenta guerra di camorra che insanguinò la piana del Sele a partire dal 2001. Il primo episodio della guerra di camorra si verificò il 4 novembre del 2001 quando a Campigliano fu freddato Giuseppe Esposito (alias Peppe ò Ribott, fratello di Carmine e Massimiliano Esposito, quest’ultimo deceduto dopo oltre tre mesi di agonia in seguito all’agguato per il quale sono già stati condannati all’ergastolo Antonio Adami e Marco Palatucci). Giuseppe Esposito era uno degli elementi di spicco del clan. Gli inquirenti, avvalendosi delle rivelazioni dei pentiti, hanno appurato che l’omicidio fu commissionato da Demetrio Trimarco e Domenico Frasca. A sparare furono invece Rolando Pagliarulo (la cui posizione è stata stralciata) e Maurizio D’Elia. Complici del delitto Angelo Pagliarulo e Luigi Parisi. Domenico Frasca, che da poco era uscito dal carcere, stanco di dover subire le decisioni altrui, era intenzionato a costituire un clan malavitoso proprio per gestire in prima persona una serie di traffici illeciti. Non tardò, tuttavia, la vendetta del clan Pecoraro. Il 27 novembre 2001, infatti, fu ucciso Domenico Frasca, il capo degli scissionisti. A vario titolo parteciparono all’omicidio di Frasca Biagio Giffoni, Bruno Noschese, Carmine Viscido, Salvatore Di Nolfo, Pasquale Garofalo, Paolo Maggio, Giuseppe Pagano, Angelo Frappaolo e Remigio Riccio. Alcuni mesi dopo, precisamente il 25 gennaio 2002 a Pontecagnano vi fu il tentato omicidio di Demetrio Trimarco e Marcello Pumpo. Solo l’intervento delgli inquirenti ed i successivi arresti arrestarono la faida di camorra. I due gruppi contrapposti, infatti , stavano preparando altri omicidi. Ieri la decisione del Gup Donatella Mancini che ha disposto la condanna a a 19 anni e 4 mesi.

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