Omicidio Fornelle, chiesti 30 anni per Luca

Scritto da , 21 aprile 2017
gentile Tura

Pina Ferro

Trenta anni di carcere per omicidio volontario. E’ questa la richiesta del pubblico ministero Elena Guarino al Gup Stefano Berni Canani per Luca Gentile, il 22enne reo confesso dell’omicidio del suocero Eugenio Tura de Marco. Il 62enne, carrozziere, fu rinvenuto la sera del 20 febbraio 2016 nella sua abitazione di Piazza Matteo Aiello nel rione delle Fornelle privo di vita. Ad ucciderlo una coltellata ad un fianco. I legali di Luca Gentile, Enrio Lizza e Luigi Gassani, hanno chiesto ed ottenuto per il loro assistito il processo con il rito dell’abbreviato che permetterà al giovane uno sconto di pena. All’udienza di ieri era presente anche la parte civile (due delle tre figlie del carrozziere), rappresentata dall’avvocato Francesco Rizzo il quale ha sottolineato che non può essere presa in  considerazione l’attenuante della provocazione. Secondo Rizzo, infatti, sia il fatto che il 62enne ostacolava in qualche modo la relazione che Luca Gentile aveva con la figlia Daniela, sia le avances sessuali del carrozziere nei confronti del genere possono ritenersi delle provocazioni. Daniela Tura De Marco, a cui la magistrata contesta il concorso morale nell’omicidio del 62enne comparirà il prossimo 5 giugno dinanzi ai giudici della Corte d’Assise. La giovane, difesa da Antonietta Cennamo e Francesco Saverio Dambrosio ha scelto di essere giudicata con il rito ordinario. Sarebbe stata lei, se non ad aizzare l’animo del 22enne, quantomeno a sostenerne l’intento omicida, manifestando consenso a una “soluzione” che potesse liberare la coppia dalle pressioni del padre. L’intera dinamica dell’omicidio è stata ricostruita sia dall’incidente probatorio che dal fitto scambio di messaggi  whatsapp recuperati dai telefoni cellulari della coppia di fidanzati. Una parte dei messaggi era stato già nelle prime fasi delle indagini, compresa l’emoticon del coltello che Luca Gentile aveva inviato a Daniela nella notte dell’omicidio.  Agli atti anche le conversazioni intercorse poco prima che Gentile raggiungesse il suocero nell’appartamento di piazza Matteo D’Aiello e anche quelle che vi sono state subito dopo l’omicidio, quando i due ragazzi si scambiavano effusioni programmando il loro momento di sesso. Da quei whatsapp emergono i consigli di Daniela, che suggerisce a Luca di cancellare i messaggi per non lasciare indizi, e il monito di lui a “stare zitta”, mantenedo il segreto. Sempre lui, la mattina dopo, quando Eugenio Tura De Marco è già morto da ore, insiste perché la 24enne continui a inviare chiamate e messaggi sul telefono del padre, spiegandole anche cosa dire quando contatterà i carabinieri per denunciare quello strano silenzio del padre.  «Prima di chiamarli, fai un sacco di telefonate a tuo padre» le raccomanda, suggerendo di precisare al centralinista che Eugenio Tura era solito bere molto più di quanto potesse reggere. Alle 19.40 del 20 febbraio Daniela compone il numero del 112, dicendosi preoccupata perché dalla mattina il suo papà non risponde al telefono. Successivamente l’esame autoptico rivelerà che il 62enne era morto la sera prima, per una coltellata che gli aveva reciso l’arteria femorale.

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