Omicidio D’Onofrio resta in carcere il fratello di Siniscalchi

Scritto da , 25 Novembre 2019
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di Pina Ferro

Accusato, insieme al fratello dell’omicidio di Ciro D’Onofrio, resta in carcere G.S., oggi 19enne (17enne all’epoca dei fatti). Il tribunale del Riesame ha respinto l’istanza, presentata dal difensore, avversa all’ordinanza di custodia cautelare in carcere richiesta dal magistrato titolare del fascicolo sull’omicidio e firmata dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Salerno. Il giovane, per il Riesame, deve restare nel carcere di Airola, in provincia di Benevento. G.S., di San Mango Piemonte, era stato ammanettato lo scorso 17 ottobre dagli uomini della Squadra Mobile di Salerno agli ordini del vice questore aggiunto Marcello Castello che lo avevano raggiunto presso una comunità per minori di Manfredonia, in provincia di Foggia. L’arresto avvenne in esecuzione di un ordine di custodia cautelare emessa dai giudici del Tribunale di Riesame a cui si era rivolto il magistrato della Procura dei minori che si era visto respingere la richiesta di arresto dal Gip. Lo scorso 29 luglio, la stessa ordinanza di custodia cautelare era stata notificata ad Eugenio Siniscalchi, 28 anni, già detenuto per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti e fratello maggiore 19enne. Ciro D’Onofrio fu ferito mortalmente da almeno tre colpi di pistola esplosi da due persone in sella a uno scooter. Era la sera del 30 luglio del 2017 quando a Pastena avvenne l’esecuzione. Sopralluoghi, sequestri, testimonianze e immagini di sistemi di videosorveglianza hanno contributo a individuare gli autori di quel delitto. L’omicidio sarebbe maturato in un contesto di gestione e spaccio di droga a Salerno. Al 28enne, il Gip, nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, contestava l’omicidio volontario aggravato da premeditazione in concorso, la detenzione e il porto illegale di una pistola calibro 9. D’Onofrio morì a causa delle lesioni a polmoni e cuore. Per gli inquirenti, gli autori dell’omicidio avrebbero dato un appuntamento alla vittima circa tre minuti prima dell’agguato in un luogo ritenuto “estremamente familiare” al 28enne. Il procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni di Salerno, Patrizia Imperato, in una nota sottolineò, che si era arrivati all’individuazione dei due indagati “nonostante il clima di evidente omertà” che ha caratterizzato l’inchiesta. Fondamentali si sono rivelate sia l’analisi dei tabulati telefonici in uso alla vittima e agli indagati, sia le indagini svolte dal Servizio Centrale Operativo (Sco).

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