Omicidio del pastore di Sieti Giudizio immediato per i Di Meo

Scritto da , 10 Dicembre 2020
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di Pina Ferro

di Pina Ferro Ha preso il via, dinanzi ai giudizi della Corte d’Assise di Salerno, il procedimento penale a carico di Nicola e Franco Di Meo accusati dell’omicidio del pastore di Giffoni Sei Casali, Domenico Pennasilico e del tentato omicidio del figlio del pastore. L’uomo fu trucidato in una zona collinare dei Picentini il 23 aprile del 2019. I due sono finiti alla sbarra a seguito dell’emissione da parte del giudice per le udienze preliminari del tribunale di Salerno, Gerardina Romaniello, del provvedimento di giudizio immediato, come richiesto dal sostituto procuratore titolare del fascicolo investigativo. L’omicidio, un vero e proprio agguato, avvenne sui monti di Giffoni Sei Casali dove la famiglia Pennasilico aveva il pascolo dei propri bovini. Ad assicurare alla giustizia i due furono i carabinieri della compagnia di Battipaglia, in esecuzione di un ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Salerno Romaniello. A richiedere la misura cautelare fu il pubblico ministero Katia Cardillo ed il procuratore aggiunto Luigi Cannavale titolari del fascicolo investigativo. Il crimine sarebbe maturato in un contesto di dissidi tra pastori della zona per lo sfruttamento dei pascoli. Una faida tra due famiglie che sarebbe iniziata diversi anni fa. Tant’è che sono agli atti diverse denunce presentate dai due nuclei familiari che, in passato, si sono accusati a vicenda di invadere il campo di pascolo altrui. Stando alla ricostruzione operata dagli investigatori, nel primo pomeriggio del 23 aprile 2019, era martedì in Albis, Domenico Pennasilico si trova insieme con il figlio tra le alture per recuperare alcuni bovini che si erano allontanati dalla solita zona di pascolo. All’improvviso, vengono esplosi due o tre colpi d’arma da fuoco verso Generoso Raffaele Pennasilico (figlio della vittina) che fortunatamente non vanno a segno. Ad entrare in azione furono più persone. Nel frattempo anche contro Domenico vengono esplosi dei colpi di arma da fuoco. L’uomo riesce a chiamare il figlio e, ad esortarlo a mettersi in salvo perchè gli stavano sparando addosso. Quella conversazione, per Domenico sarà l’ultima perchè, quasi in contemporanea, viene ferito alla regione sacrale e, ad una coscia da un primo colpo di fucile a pallettoni. Poi, viene “finito” con un secondo colpo esploso a un metro e mezzo di distanza. Intanto, Generoso Raffaele allerta il 112. In quella “concitatissima telefonata”, il figlio riferisce che il padre è vittima di un agguato, che non riesce più a mettersi in contatto con lui e rivela anche quella che lui suppone sia l’identità dell’autore degli spari. Poche ore dopo, Domenico Pennasilico viene ritrovato morto nei pressi di un torrente ai piedi di un dirupo e il suo corpo recuperato, più tardi, da una squadra del soccorso alpino dei vigili del fuoco. Ed è lì che, probabilmente, avrà perso anche il cellulare, mai più trovato. Generoso Raffaele Pennasilico, grazie a una maggiore agilità dovuta alla giovane età rimase incolume

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