Omaggio ai mille volti della chitarra

Scritto da , 18 ottobre 2016
matthew-mcallister

Ultimi due appuntamenti, questa sera e domani, con gli Incontri Internazionali, in Santa Apollonia, promossi dal dipartimento archi e corde del Conservatorio “G.Martucci” di Salerno

Di OLGA CHIEFFI
Si chiudono, con un’intensa due giorni, questa sera e domani alle 18,30, con due doppi concerti nella chiesa di Santa Apollonia, gli Incontri Internazionali di Chitarra, organizzati dal Dipartimento Archi e Corde del Conservatorio di Musica “G.Martucci” di Salerno. Dopo l’emozionale serata inaugurale, affidata ad Antonio Grande e al contralto Daniela Del Monaco, i quali hanno proposto delle pagine scelte del diario di Paolo Modugno, sulla tragica vicenda del sottomarino Medusa, con brani musicali eseguiti dalla banda dei prigionieri italiani utilizzati nel campo di Mathausen, questa sera, ascolteremo il liuto di Ugo Di Giovanni, in prima pedana, e la chitarra di Gianluigi Giglio a seguire. Ugo Di Giovanni proporrà un programma monografico dedicato a John Dowland quasi perfetto coetaneo di Wiliam Shakespeare, il più grande liutista dell’età d’oro elisabettiana, forse il più importante liutista rinascimentale insieme a Francesco da Milano. Spinto a girare le corti di mezza Europa deve a questo girovagare il carattere “europeo” della sua musica. E’ l’unico liutista inglese a scrivere fantasie per liuto, sul modello italiano, accanto alle variazioni su ground alle variazioni di temi popolari e alle danze, alemanne, gagliarde e pavane, che ascolteremo, tipiche invece del repertorio inglese. Gianluigi Giglio, invece, inaugurerà il suo rècital con due sonate di Domenico Scarlatti da lui stesso trascritte la K 208 in La Maggiore e la K 380 in Mi maggiore. Il carattere di queste pagine è molto personale, a volte “sperimentale” sul piano tecnico, il virtuosismo, quindi, condiziona sovente la pagina, ma non danneggia la materia musicale, al contrario la nobilita, sottolinea le splendide risorse inventive. Il gusto per l’improvvisazione non è disgiunto da una rigida applicazione del contrappunto; l’impiego di ornamenti che possono abbellire il discorso non impedisce lo spiegamento di una cantabilità trionfante; il senso prestigioso del ritmo e degli effetti ossessionanti che esso può raggiungere va di pari passo con la poetica ricerca di suoni nuovi, di timbri, di registri strumentali. Giglio si cimenterà, quindi con la fantasia di Johann Kaspar Mertz dal Barbiere di Siviglia op.8 n°23, prima di eseguire la suite op.164 di Ernst Krenek, composizione del 1957, tanto importante quanto poco frequentata dagli esecutori, la Suite è un capolavoro di sintesi tra essenzialità e densità musicali. Si passerà, quindi, alla Fantaisie Dramatique “Le Depart” op.31 di Napoléon Coste, che comprende in realtà due pezzi, Le Départ e Le Retour, ed è stato ispirato dagli eventi del 29 dicembre 1855, quando i francesi hanno marciato in Parigi dopo l’assedio di Sebastopoli. Le Depart si apre con un Andante Largo, a cominciare da grandi accordi e portando a una melodia suonata su un accompagnamento arpeggiato. In Le Retour (sottotitolato “marcia trionfale”), la chitarra, che spesso è paragonata ad un’orchestra in miniatura, qui diventerà simile a una banda militare. Finale con Miguel Llobet con due gemme tratte dalle 12 canciones populares catalanas “El Testament d’Amelia” con i suoi virtuosismi sugli armonici e “El noi de la mare”, un canto di Natale tradizionale della Catalogna. Domani, gran finale con una performance di Sergio Cantella, il quale inizierà con musiche rinascimentali per, quindi, evocare due Ghiribizzi di Niccolò Paganini, il Nocturnal op.70 di Benjamin Britten e chiudere con il funambolico Capriccio Diabolico, unitamente alla incalzante Tarantella di Mario Castelnuovo Tedesco, prima di cedere la ribalta al chitarrista scozzese Matthew McAllister, il quale proporrà Scottish Lute Pieces, pagine di Françoise Couperin, Erik Satie, Leo Brouwer, Roland Dyens, Peter Maxwell Davies, McPeake e Augustin Barrios Mangore.

Consiglia