«Oggi c’è vuoto politico» Renzi? «Senza pensiero»

Scritto da , 12 Novembre 2019
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di Giovanna Naddeo

Recuperare memoria e tradizione positivamente ancorate nel popolarismo. Operazione nostalgia? Tutt’altro. «Raccolgo numerose sollecitazioni in giro per la Campania, sintomo di un desiderio di rinascita culturale senza precedenti, di fronte al vuoto della politica attuale. Democristiani sparpagliati? Se nasce un’iniziativa che li raccoglie tutti, ne esce un gran movimento politico». E’ un fiume in piena Ciriaco De Mita, ospite nella mattinata di ieri della rassegna culturale “Filmidea” presso l’Università di Salerno. De Mita, scortato da Alfonso Andria e intervistato per l’occasione dal giornalista Marco Damilano, racconta alla platea di studenti, docenti ed esponenti del mondo politico cattolico salernitano, le fasi salienti di quello che fu il partito protagonista della scena politica dal ’45 al ’93. «De Mita, sorgente di energia, sempre ben gradito nel nostro Ateneo» è il saluto del neorettore, Vincenzo Loia, che non manca di ringraziare Raimondo Pasquino, presente in prima fila, per «aver donato così tanto impegno all’Ateneo salernitano nel corso del suo mandato rettorale». Momenti ufficiali e aneddoti ufficiosi si rincorrono nella narrazione dell’ex presidente del Consiglio, con continui e velati rinvii alla situazione politica odierna. «Oggi si inquadra il partito politico in base al suo leader. È il “partito del leader”» ragiona De Mita. «Pensiamo alla prima elezione del Capo dello Stato: De Gasperi voleva Sforza, ma il Parlamento non era d’accordo. Alla fine, Einaudi salì al Colle. Questo per dire quanto ogni decisione fosse frutto di una valutazione, di un dialogo, di un confronto tra pensieri differenti». Ed è proprio in quel confronto che si radica, a detta del presidente, l’essenza di una coalizione politica. «La coalizione era insieme di pluralità, complessità del pensiero politico. Oggi assistiamo alla solitudine di chi pretende il potere e alla presunzione del consenso che rende plurima la rappresentanza. Faccio fatica, oggi, a individuare un leader che possa vantare complessità e semplicità del suo pensiero in maniera contemporanea». Un vuoto, quello politico, che si cerca di colmare con l’improvvisazione del pensiero, ripete più volte De Mita. «Il problema non sta nemmeno nel numero dei parlamentari» sottolinea l’ex segretario Dc, «quanto nelle modalità di svolgimento della loro funzione. Mi sanno tanto di quelli che si siedono dinanzi al professore in seduta d’esame, senza saper rispondere alle domande» ironizza, tenendo alta l’attenzione anche nell’uditorio più giovane. Poi, va dritto al punto: «I pentastellati? Confesso che all’inizio mi erano simpatici, fino a quando hanno svestito i panni dell’attore del desiderio e hanno indossato quelli di coloro che dovrebbero trovare la soluzione ai problemi. Nel passaggio, lo sbaglio. Salvini? Chi pretende di bloccare i porti o pensa solo a cambiare abito, non pensa perché non ne ha il tempo. Purtroppo la sua crescita ha riscontro impressionante nella pubblica opinione. Conseguenza drammatiche per la nostra democrazia». Il sindaco Nusco non risparmia il leader di Italia Viva: «Il progetto di Matteo Renzi? La domanda manca di presupposti. Lui non ha mai avuto un pensiero. I fatti non ci sono stati e il pensiero manca» chiosa velocemente De Mita, che aggiunge su Mara Carfagna: «La conosco di vista. Quando parlammo, notai che prestava attenzione. Adesso non so se con il tempo ha avuto un’illuminazione profetica». De Mita esprime, dunque, un appoggio all’ala popolare per le prossime regionali, lasciando aperto il discorso. Per il momento. Un commento sulla prossima competizione elettorale arriva anche da Marco Damilano: «Sin dall’inizio non ho creduto a questo Governo come alleanza strategica. Il risultato umbro non mi ha stupito. Il Pd ha motivo di esser preoccupato per l’Emilia Romagna e Calabria. Potrebbe esser compromesso il risultato primaverile in Campania e Puglia». Un’ultima battuta è sul caso Ilva: «Il premier Conte si è intestato il dossier ma dice di non avere soluzioni. E’ l’ennesimo capitolo di una storia dolorosa, sintesi di parecchi mali, come la modernizzazione senza scrupoli e né regole. Tutti elementi che forniscono a Mittal il pretesto, che forse già cercava, per lasciare il nostro Paese».

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