Non ti pago, l’ultimo regalo di Luca De Filippo

Scritto da , 2 dicembre 2015

 

Debutta questa sera al teatro Verdi, alle ore 21, una delle più amate commedie firmate da Eduardo, con protagonisti Gianfelice Imparato e Antonella Scioli

 

 

Di OLGA CHIEFFI

Secondo la tradizione del teatro e del mondo dello spettacolo e rispettando quello che era il desiderio di Luca De Filippo, il suo ultimo spettacolo come attore, ma anche regista, “Non ti pago” del padre Eduardo, non si ferma, e sbarca da questa sera, alle ore 21, sul palcoscenico del Teatro Verdi di Salerno, ove vi rimarrà sino a domenica. Sin da quando Luca è stato costretto a controlli e un ricovero, che si pensava temporaneo, alla vigilia del debutto al Piccolo di Milano, il suo posto come protagonista era stato preso da Gianfelice Imparato  e quello di Carolina Rosi, moglie di Luca, è ora affidato a Antonella Scioli.  Gianfelice  Imparato, che il teatro di Eduardo lo conosce bene sarà perfettamente a suo agio nei panni del vendicativo Ferdinando Quagliuolo, gestore di una ricevitoria del Lotto prima portata avanti da suo padre, morto da tempo, che appare in sogno ad altri, magari suggerendo i numeri vincenti in qualche prossima estrazione. Strana casa quella dei Quagliuolo, ove Ferdinando può contare sulla compagnia di un solo amico (Nicola Di Pinto) che lo aiuta a preparare le conserve e che sa sopportare i suoi umori neri, mentre qua e là volteggia una spiritosa camerierina (Viola Forestiero). Scritta nel 1940, Non ti pago ruota attorno a quest’uomo accidioso e dispotico sia nei confronti della moglie Concetta (interpretata da Antonella Scioli) che, quando ci riesce, lo contrasta ma soprattutto lo sopporta, sia con la figlia Stella (Carmen Annibale), ragazza un po’ ribelle, ma costretta ad accettare l’embargo che il padre pone alla sua storia d’amore con il giovane impiegato della sua ricevitoria, Mario Bertolini (Massimo De Matteo). Il motivo? Mentre Quagliuolo è un giocatore del Lotto sfortunato all’ennesima potenza, al contrario Mario, che sa interpretare i sogni, vince spesso. Per di più una notte sogna il padre di Ferdinando, che gli dà i numeri per una quaterna che il giovane punta vincendo ben quattro milioni. Persuaso di essersi allevato non una ma ben due serpi in casa e una in ricevitoria, Quagliuolo vuole vendicarsi, si sente vittima di un imbroglio e sostiene che la vincita è sua: suo padre è apparso sì in sogno a Mario, che ora abita nella casa che era stata della famiglia Quagliuolo, ma credendo di parlare con lui, suo figlio. In un susseguirsi di tentativi di impadronirsi del biglietto vincitore, fra avvocati interessati e pronti a passare dall’altra parte e preti inutilmente chiamati a portare pace, litigi continui con moglie e figlia, costretto alla fine a dare al suo dipendente il biglietto che gli aveva sottratto, Ferdinando Quagliuolo, chiamando a testimone il padre morto, si lascerà andare a una serie di maledizioni, che puntualmente si avvereranno e che renderanno impossibile al povero Mario, tra l’altro licenziato in tronco, di riscuotere la vincita, sino al lieto fine con fiori d’arancio. Ferdinando Quagliuolo con i suoi lati estremi, l’ossessione cabalistica dei numeri e l’invidia maniacale per la fortuna altrui, non impersona soltanto un aspetto di Napoli in una determinata fase storica, ma interpreta anche la metafora del perenne inseguimento da parte dell’uomo dei propri fantasmi. Leit-motiv che attraversa le “cantate” con varianti significative di registro, di genere e di soluzione: qui il comico e la commedia e, dunque, il lieto fine; altrove, invece, il quasi-tragico o il tragi-comico, quando il sogno della Fortuna o la ribellione ad essa porterà altri protagonisti a ricadere, più disillusi, sotto il giogo-gioco delle sue inafferrabili leggi.

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