Non dimenticate Mozart

Scritto da , 14 maggio 2018
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Contestata  l’idea registica di Mariano Bauduin, per il Die Zauberflote in salsa napoletana, che ha inaugurato il cartellone lirico del teatro Verdi di Salerno. Cast di voci eccellenti, dirette mediocremente da Andres Mustonen, che ha tradito la sublime partitura mozartiana

 Di OLGA CHIEFFI

 Il “Die Zauberflote” che ha inaugurato venerdì sera il cartellone lirico del teatro Verdi, ci ha fatto ricordare il film di Slavo Luther “Vergesst Mozart”, pellicola tedesca del 1985. A dir poco illegittimo fu il suo titolo italiano, “Non dimenticate Mozart”, giacché la traduzione dell’originale avrebbe dovuto suonare proprio all’inverso “Dimenticate Mozart”. Venerdì sera, il regista del Die Zauberflote, ha voluto ricreare il teatro popolare di Emanuel Schikaneder, ove veniva proposto di tutto e per quanti hanno dinanzi agli occhi il finale del film di Milos Forman sul genio salisburghese, proprio lì Mozart con la famiglia va a vedere una parodia del Don Giovanni, con le sue musiche, per poi accordarsi per la composizione del Flauto. Mariano Bauduin ha inteso evocare quel tipo di spettacolo, riscrivendo per intero il libretto del Die Zauberflote in napoletano e diversi compositi linguaggi, affiancando i personaggi principali con altri atti a trasporre la storia nel grande teatro di una Napoli senza tempo. Una Napoli senza tempo poiché siamo nel periodo natalizio, con tanto di albero di Natale (e perché non il Presepe?) in proscenio, in quel periodo di vacatio in cui il tempo viene smembrato per essere ricostruito, attraverso i detti della vecchia, indovina, impersonata da Antonella Morea. Le scelte di Bauduin sono spiegate da Roberto De Simone, il maestro di Mariano, nel suo “Presepe popolare napoletano”, edito da Einaudi. Le antiche religioni hanno tutte il concetto dell’avvento salvifico di un eroe celeste che, sopprimendo la storia e quello che di negativo ha in essa, inaugura sulla terra un’era di pace e prosperità, l’Egitto con Horus, la Grecia con Dioniso, la Persia con Zoroastro. Da noi, il divino fanciullo avrebbe realizzato la perfetta coesistenza dei due livelli, l’umano e il divino, dei due mondi quello dei morti e quello dei viventi, un’età senza contrasti e fratture. Nel periodo natalizio potrebbero addentrarsi nel nostro mondo mostri infernali ed ecco il drago, che viene fatto a pezzi, nella figura della Befana, possono ravvisarsi connotazioni demoniache e ambigue, come le streghe vola di notte sul manico di scopa, come le janare si infila nelle cappe dei caminetti quale dispensatrice di doni (le tre dame), se Benino e Tamino fanno rima come il loro cammino esoterico verso la conoscenza, con animo visionario, Papageno non è lontano dal Pastore della Meraviglia al cospetto del meraviglioso e della Luce. In questo periodo di vacatio le lingue “s’imbrogliano” e si può andare avanti e dietro nel tempo: Bauduin è passato dal teatro classico simboleggiato dal coro, al “sogno” shakeasperiano, impersonato da Renata Fusco, doppio di Pamina che ci ha deliziato con un’aria di Giuseppe Provenzale “Io pur vi miro”, da “Lo schiavo di sua moglie”, scelta per sottolineare le influenze di scuola napoletana su Wolfgang Amadeus Mozart, ha introdotto echi del carnevale napoletano, pizziche e tarantelle, mori, satiri, tarocchi, divinazioni, balzi in avanti nell’opera evocando il cavaliere d’argento Lohengrin, Amfortas e la sacra lancia di Longino e Parsifal con la coppa del Graal, il tutto racchiuso in un narcisistico e compiaciuto pot-purri intellettual-partenopeo. Riflettori puntati interamente sull’erede di Roberto De Simone, mentre la partitura mozartiana è stata messa in un cantuccio, affidata alla bacchetta insipiente e grossolana di Andres Mustonen, che ha imbracciato anche il violino con scarsissimi risultati. Il Die Zauberflote mozartiano, è divenuto così un’opera enfiata, strabordante, il cui libretto, che tra l’altro non si è potuto nemmeno seguire, poiché l’addetto ai sottotitoli ha più volte perso il segno, interrompendo la proiezione delle parole, ha posto in seria difficoltà i cantanti. Artisti generosissimi, da Astrifiammante, Sara Bloch, la quale nella sua prima impervia aria, ha dovuto fare i conti con il maestro che si dilettava nel rallentare, mandando a carte quarantotto fraseggio e fiati, Pamina, la debuttante nel ruolo Valentina Mastrangelo,  ha esibito una vocalità ben gestita, in questo particolare contesto, mostrando ottime doti di recitazione anche in prosa, e ancora, il tenore, Anicio Zorzi Giustiniani, capace di morbidezze eloquenti, il Monostatos di Marcello Nardis, dotato di un fallo d’oro e di una lingua tutta sua, sulle tracce dell’eretico Salvatore de’ “Il Nome della Rosa”, che ha messo non poco in crisi il tenore romano. Su tutti la simpatia e la padronanza assoluta del palco di Filippo Morace, del quale abbiamo si annotato qualche sbavatura causa libretto, e in particolare, direttore, ma che ha superato ampiamente la prova, anche emozionale, trovandosi a cantare in palcoscenico con diversi suoi allievi, il quale sotto l’albero di Natale ha trovato in un pacco regalo la sua deliziosa Papagena, Paola Francesca Natale. Le tre dame, Minni Diodati, Chiara Di Girolamo e il controtenore Enrico Vicinanza, streghe e Befane, hanno formato un gruppetto un po’ scompaginato in particolare timbricamente, ma, naturalmente, di forte impatto teatrale, unitamente ai tre genietti Aysheh Husanait, Camilla Novelli e Barbara Torre, cui è stato affidato un compito ben al di sopra delle loro possibilità, musicali e vocali. Bassi profondi in giornata no, in particolare Giovanni Battista Parodi, Sarastro, quasi afono nel registro grave, nota di merito, invece, per i due giovanissimi armigeri Salvatore Minopoli e Nicola Ciancio. Orchestra Filarmonica al completo sbando nelle mani di Andres Mustonen, il quale ha “tirato sempre indietro”, per usare un termine d’uso comune nel gergo musicale, mettendo in seria difficoltà l’intero palcoscenico. Prova dignitosa del coro e applausi alle scene di Nicola Rubertelli, unico, forse che, con i suoi colori, le sue luci, le sue ombre, la sua fantastica visione, é riuscito a non far dimenticare Wolfgang Amadeus Mozart.

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