No Crescent: «Ecco la nostra battaglia»

Scritto da , 7 agosto 2018
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Nel 2009 Vincenzo De Luca, allora sindaco di Salerno, era all’apice dello splendore politico, regnava incontrastato sulla città risultando il sindaco più amato d’Italia (72% del gradimento), seguito da Flavio Tosi (primo cittadino di Verona). In quegli stessi mesi nasceva il comitato No Crescent che – solo pochi mesi dopo il rilevamento del massimo gradimento per il borgomastro – veniva definito in un reportage del Sole 24Ore come “l’unica spina nel fianco” per il rais di Salerno. Prendeva forma un modo inusitato – in una città sonnecchiosa e svogliata – di partecipazione, e di opposizione, civica: appelli su base nazionale per denunciare la speculazione spalmata su un’area pregiata, convegni sui danni dell’urbanistica calata dall’alto, lettere aperte alle massime autorità, dossier puntuali sulle conseguenze sull’ambiente. E poi adesioni alla campagna da parte di personalità pubbliche, quali Mario Tozzi, il compianto Enzo Maiorca, Tomaso Montanari, Giobbe Covatta, Vittorio Sgarbi (prima della famosa ‘giravolta’ … e qui usiamo un eufemismo), e autorevoli critiche raccolte a Barcellona presso il centralissimo studio dell’urbanista Oriol Bohigas. E ancora reportage sul caso urbanistico su organi di informazione nazionali ed esteri, con El País che, nelle pagine domenicali, in un pezzo del corrispondente Miguel Mora, titolava a nove colonne: “Una polemica italiana per Bofill”. Il lunedì successivo seguiranno 1200 visualizzazioni dalla Spagna delle pagine del sito web del comitato (www.nocrescent.it).

Infine le battaglie nelle aule di giustizia, con gli intrecci tra i faticosi ricorsi amministrativi del legale Oreste Agosto e decine di denunce penali sulle storture della procedura paesaggistica, sul ruolo della sovrintendenza, sulle anomalie in campo demaniale, sulle risultanze dei tecnici dell’associazione, Alberto Alfinito e Vincenzo Strianese, i quali in rigorose perizie segnalavano dissesti idrogeologici e rilevavano come tratti di superficie marina e di arenile di lì a poco sarebbero stati ricoperti da grigio cemento.

L’ecomostro dalle possenti colonne doriche posticce avrebbe divorato spiaggia e mare.

E mentre il primo cittadino – poco abituato alle critiche aperte e documentate – si dimenava nelle televisioni locali in stanchi e spesso volgari soliloqui, il volenteroso comitato continuava nella ricerca della sua verità, copie e copie di atti, permessi, pareri raccolti in snervanti accessi negli uffici di enti cittadini o nelle sedi partenopee dell’agenzia del demanio. Venivano così alla luce silenzi amministrativi imbarazzanti, carenze documentali, lettere attestanti la mancata sdemanializzazione di parte rilevante dell’area proprio mentre le betoniere iniziavano a colare il loro cemento.

Sembrano cronache di un secolo fa, invece è storia dell’altro ieri, è vita reale di questi giorni. Il lavoro di un gruppo pugnace di cittadini ha portato ad una revisione del progetto, con ridimensionamento delle cubature, ad un processo penale in dirittura d’arrivo. Un lavoro che magari sarà utile per scrivere una piccola pagina nella storia della partecipazione attiva verso le cose della città. Con una certezza già acquisita: le piroette di Vittorio Sgarbi sulla questione Crescent sono la metafora di un atteggiamento collettivo. Da una critica fin troppo feroce in un articolo pubblicato sulla rivista Oggi con titolo eloquente (la piazza di Stalin), alle festose foto scattate con i costruttori sul lastrico solare dell’ecomostro. E quando in un tentativo maldestro di riabilitare il progetto, l’allora sindaco De Luca organizzava al Salone dei Marmi il convegno “Italia Viva” – in contrapposizione alla presunta stagnazione a suo dire rappresentata da Italia Nostra – invitando Sgarbi (mossosi da casa dietro onorevole rimborso spese), avvicinammo il critico d’arte.

Fu l’occasione per ravvivare il ricordo di quella feroce critica all’intero progetto, mostrandogli – perché i vuoti di memoria possono colpire chiunque – quel suo intervento, stampato stavolta in formato manifesto.

Avvicinò lo sguardo miope, quindi appoggiò gli occhiali sulla fronte, lesse con attenzione, riconobbe quel suo pezzo. Dopo un colpo di tosse che nascondeva un profondo imbarazzo affermò: “il progetto però è cambiato”.

Capimmo che l’Italia è Viva, W l’Italia!

Pierluigi Morena

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