Niente derby? Non siamo inglesi…

Scritto da , 26 novembre 2013
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di Marco De Martino

SALERNO. Un abisso organizzativo ma anche culturale. E’ quello che esiste tra il calcio italiano e inglese. A testimoniarlo è un gruppo di tifosi granata che nello scorso week end ha seguito un altro derby, pochi giorni dopo aver visto Salernitana -Nocerina, in quel di Londra. Luigi, Walter, Matteo, Roberto e Pasquale hanno assistito a West Ham-Chelsea, derby tra i più sentiti nella city, non fosse altro perché la compagine di casa negli anni Ottanta aveva una delle tifoserie più violente d’Inghilterra. A testimoniarlo ci sono libri e film che parlano della famigerata Inter City Firm. Una delle tifoserie più violente, un derby sentito: si fosse giocato in Italia ci sarebbero state restrizioni e divieti, c’è da giurarci. Ed invece? Il gruppetto di tifosi della Salernitana ha vissuto un sogno: “Abbiamo girato tutta Londra prima di raggiungere il nostro hotel –spiega Luigi- il West Ham United Hotel. In pratica è all’interno di Upton Park, lo stadio degli Hammers. Era sera e non ci siamo resi conto di quello che poi avremmo visto al nostro risveglio. Ci siamo praticamente ritrovati sugli spalti deserti dello stadio. La mia espressione era quella di un bambino a Natale. Una emozione straordinaria”. Ci pensate? Svegliarsi sui gradoni anneriti dell’Arechi, o del S. Paolo o del Meazza, non sarebbe proprio la stessa cosa… “C’era lo stemma del West Ham a centrocampo ed i palloni pronti per la partita. Avevamo voglia di scendere in campo e giocare. Nella hall abbiamo incontrato un italianom, il capo del club Martelli d’Italia che stava rilasciando un’intervista alla tv inglese. In tutto c’erano con noi circa 30 italiani”. Dopo l’immancabile giro turistico per Londra, per i nostri amici salernitani è giunto il momento di assistere al derby. Polizia in assetto di guerra? Nemmeno l’ombra. Tifoserie scortate? Camminavano fianco a fianco intorno allo stadio: “Era tutto organizzato nei minimi particolari. Nessun poliziotto. Ognuno di noi è stato accompagnato al proprio posto da uno steward. Come al cinema, però moltiplicato per migliaia di persone. Da noi strappano i biglietti, lì invece sono addetti alla sicurezza ed hanno un compito preciso. Siamo stati fortunati, ero a due metri da Mourinho –racconta Luigi- l’ho chiamato, gli ho mostrato la sciarpa granata e lui mi ha fatto un cenno con la sua solita espressione, senza sorridere. La partita è andata male per gli Hammers (anche loro granata nda). E’ finita 3-0 per il Chelsea, l’ex Lampard ha firmato una doppietta, l’altro gol l’ha segnato il brasiliano Oscar”. A salutare i salernitani un’altra vecchia conoscenza del calcio italiano: “Eto’o ci ha sorriso e ci ha salutato. Non credo abbia riconosciuto la sciarpa della Salernitana –spiega Walter- ma di sicuro ha capito che eravamo italiani”. E poi? Tutto finito? Macchè. Tutti al mitico Boleyn Pub: “C’erano decine di persone che cantavano e brindavano nonostante la pesante sconfitta nel derby. Una cosa che non si può immaginare in Italia. L’atmosfera è diversa prima, durante e dopo la partita”. Ma come? Migliaia di persone che hanno appena visto la partita accanto ai sostenitori della squadra avversaria, senza polizia, che bevono birra e… non succede niente? “Assolutamente no –spiegano i tifosi granata- niente di niente. Tra le tifoserie c’erano sfottò ma nessun lancio di oggetti nè risse. Così anche dopo la gara”. Infine una riflessione: “Pensavo di aver perso l’amore per il calcio, dopo anni di sacrifici per seguire la Salernitana, dopo la farsa in quel derby. L’ho ritrovato vedendo un altro derby, a migliaia di chilometri da casa mia. Sarebbe bello se accadesse anche da noi, ma a noi a mancare non è il modello inglese. A noi manca la cultura, e non solo nel calcio”. Appunto…

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