Nicola Fiore nel salotto di casa Scarsi

Scritto da , 1 Marzo 2019
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Questo pomeriggio, alle ore 18, Giovanna Scarsi presenterà la sua ultima opera negli spazi della libreria Feltrinelli di Salerno

 

Di OLGA CHIEFFI

Si terrà questa sera alle ore 18, presso la Libreria Feltrinelli di Salerno, la presentazione del volume di Giovanna Scarsi “Via Tasso.n.59”. La musica, una famiglia, la vita”. (Edizioni Studium, Roma, 2018). Una serata moderata da Vittoriana Abate, in cui oltre la presenza dell’autrice, godremo degli interventi di Giuseppe Cacciatore (Docente di Storia della filosofia presso l’Università Federico II-Napoli), Giuseppe Acocella (Docente di Filosofia del diritto presso L’Università Federico II di Napoli), Luigi Reina (già Preside della Facoltà di Scienze della Formazione-Università degli studi di Salerno), innescati dalle lettura di di Cinzia Ugatti. “Dal salotto artistico-letterario-politico di Don Giacomo che dal Piemonte trasferì nel Sud la tradizione del concerto in casa, frequentato dai rappresentanti più illustri della Cultura, dell’Arte e della Politica degli anni Trenta muovono i prodromi del cambiamento: l’avanzata delle sinistre e le lotte operarie, il Sindacato e la Camera del Lavoro, il fervore dell’impegno per la tutela dei diritti degli umili. Al centro un protagonista del sindacalismo rivoluzionario, Nicola Fiore, la cui storia principalmente qui si racconta, che in quella casa visse e morì precocemente a seguito delle persecuzioni fasciste che per vendetta trasversale investirono tutta la famiglia di cui era ospite. Un quadro schizzato nello spazio di un salotto, che riuniva l’intelligentia cittadina, e che scopriremo non essere l’unico ad ospitare concerti, reading di poesia, conferenze, incontri politici. Luoghi appropriati, i salotti delle famiglie borghesi, “illuminate”, in cui si svolgevano incontri, discussioni, conferenze, da intendere in un senso meno abituale e più originario, quello di “portare insieme”, secondo il significato etimologico della parola. A quegli incontri tutti “portavano” e insieme condividevano, pensieri, idee, emozioni, una potentissima motivazione, che aiuta a far sentire ognuno attore, protagonista, e non comparsa, di un’esperienza. Giovanna Scarsi, l’autrice della sua ultima fatica letteraria, ha optato per la forma-formula del romanzo – saggio per consegnare alla storiografia la sua opera. Muovendosi dal salotto in cui don Giacomo Scarsi dal Piemonte trasferì la tradizione del concerto in casa in cui ogni sabato si riuniva l’elite culturale, politica ed artistica della città, traccia un percorso biografico su colui che è il perno della narrazione: Nicola Fiore. Avversario dei blocchi popolari e democratici, che l’organismo confederale napoletano tendeva a sostenere, il Fiore, collocatosi ormai sulle posizioni del socialismo massimalista, maturò il suo distacco dalla Borsa del lavoro e prese le distanze dalla stessa federazione socialista napoletana, sostenitrice di una soluzione di compromesso con gli organi del potere locale. Dopo l’adesione alla corrente di sinistra del PSI, che si riuniva nel circolo socialista rivoluzionario, egli dette l’avvio ad una accesa polemica contro il socialismo moderato napoletano, attaccando l’organismo sindacale napoletano e il giornale La propaganda, accusati di revisionismo; per darle un rilievo nazionale, questa campagna fu condotta attraverso le colonne dell’organo del sindacalismo rivoluzionario italiano L’Internazionale di Parma diretto da De Ambris. Trasferitosi a Salerno alla fine del 1913, il F., nel marzo dell’anno successivo, venne nominato segretario della locale Camera del lavoro. Nel frattempo partecipò ai moti della settimana rossa a Napoli e nella stessa città fu candidato dalla locale sezione socialista alle elezioni provinciali nel collegio di S. Lorenzo. Nella sua attività di organizzatore della classe operaia salernitana, il F., pur rivelando doti non comuni ed ingaggiando diverse battaglie per la emancipazione degli operai locali, in particolare dei tessili, assunse spesso comportamenti alquanto velleitari e tribunizi. Il suo massimalismo, se conduceva a raggiungere obiettivi non secondari sul piano economico, diveniva alla lunga controproducente. Anche il tentativo di inquadrare all’interno di una strategia socialista il malcontento della classe dei tessili, per la quale aprì una lunga e difficile vertenza con gli imprenditori salernitani, non ebbe successo, anzi si concluse in una dura sconfitta per le organizzazioni operaie locali. A contribuire maggiormente al fallimento dell’azione rivendicativa fu principalmente, nel momento cruciale dello scontro, la sua assenza forzata. Arrestato per “istigazione all’odio di classe” in occasione dell’agitazione nazionale dei ferrovieri e postelegrafonici del gennaio 1920, fu tenuto in carcere per tutto l’anno senza che gli venisse fatto il processo. Nell’ottobre 1922, durante un soggiorno a Napoli, fu aggredito e ferito dai fascisti. Continuò tuttavia la sua azione politica e nelle elezioni politiche dell’aprile 1924 si presentò candidato nella lista di Unità proletaria, formata da comunisti e terzinternazionalisti. Nell’ottobre dello stesso anno fu tra i relatori del convegno comunista di Resina, in cui emerse lo scontro tra Gramsci e Bordiga. Arrestato diverse volte per motivi politici durante gli anni della dittatura, in quanto sospettato di fare parte dell’organizzazione comunista, nel 1927 il Fiore fu confinato per 5 anni a Lipari. Malato di tubercolosi, morì a Salerno il 15 maggio 1934.

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