Nessun indizio a carico di D’Onofrio e Ventura: liberi

Scritto da , 6 Agosto 2019
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di Pina Ferro

Tornano in libertà Carmine D’Onofrio e Vincenzo Ventura, fermati giovedì notte dagli uomini della squadra Mobile di Salerno. I due, difesi da Anna Sassano e Maurizio De Feo, erano ritenuti i responsabili dell’esplosione di un colpo di pistola contro la vettura di Gaetano Siniscalchi, padre di Eugenio, il 28enne in carcere perché accusato dell’uccisione di Ciro D’Onofrio. A seguito dell’interrogatorio di garanzia, svoltosi nella casa circondariale di Fuorni, dove i due ragazzi sono stati rinchiusi a seguito del fermo di indiziato di delitto, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Salerno, Pietro Indinnimeo, non ha convalidato il fermo emesso dal sostituto procuratore Marco Colamonici per assenza di gravi indizi di colpevolezza e nessun riscontro oggettivo. Carmine D’Onofrio e Vincenzo Ventura (figlio e nipote di Ciro D’Onofrio ucciso il 30 luglio del 2017 a Pastena con tre colpi di pistola) erano stati a accusati di essere gli autori del colpo di pistola esploso in direzione della automobile con a bordo Gaetano Siniscalchi, la moglie e la compagna di Eugenio Siniscalchi, ammanettato, pochi giorni prima, con l’accusa di essere il killer di Ciro D’Onofrio. Secondo il capo d’importazione formulato a seguito della denuncia presentata da Gaetano Siniscalchi, la moglie e la nuora, Carmine D’Onofrio alla guida di un Piaggio Beverly e Vincenzo Ventura, quale passeggero e autore materiale dell’esplosione del colpo di pistola proferendo la frase “Gaetano salutare a figliate…” avrebbe esploso un colpo di pistola all’indirizzo di Gaetano Siniscalchi che era alla guida di un Audi A3, insieme alla moglie ed alla nuora. I Siniscalchi avrebbero riconosciuto chiaramente i due a bordo del motociclo e riferito i loro nomi agli investigatori. A seguito di perquisizione personale gli agenti hanno rinvenuto nella camera di Carmine D’Onofrio 104 cartucce di calibro e tipologia diversa. Una delle due donne presenti in auto, agli agenti riferì di aver sentito un botto e di averlo ricondotto con certezza ad un colpo di pistola, l’altra poi aggiunse che di aver percepito all’istante anche una specie di rumore metallico prodotto da qualcosa infrantosi contro la carrozzeria della macchina. Il giudice per le udienze preliminari nell’ordinanza di scarcerazione dei due giovani ha evidenziato: il mancato rinvenimento dei bossoli sul luogo del tentato omicidio, il mancato rinvenimento dell’arma utilizzata per “la perfezione del contestato reato” e il mancato accertamenti di danni sull’autovettura guidata da Gaetano Siniscalchi. I due ragazzi nello stesso pomeriggio di ieri sono tornati a casa.

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