Nel 2020 risarciti 56 salernitani per ingiusta detenzione

Scritto da , 19 Maggio 2021
image_pdfimage_print

di Pina Ferro

Nel solo 2020 ben 56 persone sono state risarcite per ingiusta detenzione, Il dato è stato reso noto, ieri mattina, da Samuele Ciambriello, Garante campano delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale durante la presentazione Samuele Ciambriello in collaborazione con l’Osservatorio Regionale sulla vita detentiva del Report 2020 sulle criticità e buone prassi dei luoghi di privazione della libertà personale nella provincia di Salerno (carceri, misure alternative, Tso). «Negli ultimi 15 anni sono state  27mila le persone  che hanno ricevuto un risarcimento per ingiusta detenzione. Lo scorso anno 56 in provincia di Salerno 101 in provincia di Napoli. Questo significa molto: dobbiamo stare attenti a utilizzare la custodia cautelare. Io vado in carcere devo dimostrare di essere innocente, ma non deve essere lo stato a dimostrare che io sono colpevole?» In tutta Italia su 53mila detenuti quasi 30mila stamnno in attesa di essere giudicati, in Campania su 6501 quasi 3000 persone sono in attesa di giudizio, Ciambriello parla di un uso sproporzionato della custodia cautelare. La presentazione del report si è svolta nella mattinata di ieri presso la sede della Caritas diocesana di Salerno. Oltre a Ciambriello hanno partecipato: il vescovo della Diocesi Salerno – Campagna – Acerno, Andrea Bellandi, il presidente del tribunale di Sorveglianza di Salerno; Monica Amirante; la direttrice del carcere di Salerno Rita Romano; Florinda Mirabile, referente dell’Osservatorio carcere dell’Unione Camere Penali; don Rosario Petrone, responsabile della Pastorale carceraria ed il procuratore di Salerno Giuseppe Borrelli. Nell’esporre i dati relativi a Salerno Ciambriello ha posto anche l’accento sul sovraffollamento «Abbiamo una popolazione detenuta di 537 persone a fronte di una capienza regolamentare di 482 posti. Dato che conferma, anche in questo territorio, i problemi di sovraffollamento di cui soffrono gli istituti penitenziari della Regione. Una situazione che, col concorso di altre criticità, diventa sempre più insostenibile.  “Alla certezza della pena va coniugata la qualità della pena». Ciambriello ha anche sottolineato il diritto dei detenuti alla formazione, alla vaccinazione contro il Covid 19 e a un percorso riabilitativo che non deve avvenire unicamente in carcere. Da qui la necessità di ricorrere a misure alternative, considerando anche che attualmente ci sono 2.000 ristretti condannati a un solo anno di carcere. Poi l’appello: “Mettere insieme, a livello territoriale, i diversi attori impegnati nel settore carcerario e fare sistema”. Per il procuratore Borrelli: “La funzione punitiva non deve essere centrale o prevalente ma, purtroppo, nella società il vento spira in un’altra direzione, il sistema penale è al collasso e mostra di accanirsi sugli autori di reati marginali, ci vuole una nuova visione, occorre avere tutti la consapevolezza del dettato costituzionale e valorizzare i percorsi che le persone fanno in carcere”

 

Consiglia

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->