Negro in esclusiva a Cronache: “Prendiamoci questa benedetta serie B”

Scritto da , 5 aprile 2015
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di Marco De Martino

SALERNO. La vita di un uomo è fatta di molti momenti significativi, ma di pochi che si ricorderanno per sempre. Ieri, per Maikol Negro, è stato uno di quei giorni. Sua moglie Lorena, durante la notte tra venerdì e sabato, ha dato alla luce la piccola Michelle, secondogenita della coppia. L’attaccante della Salernitana, libero dagli impegni con la squadra granata a riposo per le festività pasquali, ieri pomeriggio era alle prese con un altro… lavoro: «Sto facendo il papà», ha risposto al telefono Negro mentre riecheggiavano le urla di Samuel, 3 anni, primogenito dell’attaccante che lo stava tenendo impegnato alla stregua del più arcigno dei difensori. Una Pasqua ancora più bella per il salentino, già al settimo cielo per il momento vissuto con la maglia granata. In esclusiva, Negro ha ripercorso la sua stagione.

Quando hai firmato per la Salernitana, nell’ultimo giorno utile del calciomercato estivo, t’aspettavi una stagione del genere? 

«Così forse no. Sapevo che avremmo lottato per il vertice ma non mi aspettavo di ritrovarmi così in alto e di dover combattere così duramente».

Una buona prima parte di stagione, poi l’infortunio e, come un fulmine a ciel sereno, hai chiesto di andar via. Per la verità ancora non abbiamo capito i motivi della tua richiesta di cessione. Venivi da un infortunio e fino a quel momento eri quasi sempre stato titolare:

«Avevo chiesto di andare via perché noi giocatori vogliamo giocare sempre. Prima di Natale ho avuto un problema serio per il grave infortunio con Trevisan, ma il 6 gennaio ero a disposizione per il derby con la Casertana. Avevo avuto un infortunio osseo che si era risolto e non muscolare, con il quale sarei potuto incorrere in ricadute. Ce l’avevo messa tutta per recuperare in tempo per il derby ed avevo dato la mia disponibilità per giocare. Poi però…».

Toglici una curiosità: cosa ti ha detto Lotito per convincerti a restare?

«Niente in particolare, mi ha solo tenuto al telefono per un’ora e mezza. Mi ha fatto tornare sui miei passi parlandomi del suo progetto ambizioso per Salerno, ma quello che mi ha fatto più piacere è l’essersi soffermato con me, un calciatore normale, in un periodo di mercato importante soprattutto per la Lazio. Ha inciso molto questo aspetto»

Ormai è acqua passata, come pure il pauroso trauma alla testa che ti è costato un’operazione:

«Purtroppo di quei momenti ricordo tutto. Durante un esercizio di calciotennis c’è stato questo scontro fortuito con Trevisan in cui abbiamo provato a prendere entrambi la palla di testa. Sono stato fortunato (sorride nda) ho beccato il più piccolo di tutti. L’importante è che comunque sia andato tutto bene e che sia passato».

Parliamo di cose belle. Il gruppo è solido, lo dimostrano i mercoledì del karaoke…

«I campionati si vincono prima con il gruppo e poi in campo. Lo spogliatoio è fatto di uomini. Nel karaoke Moro è il numero uno, forse ha sbagliato mestiere. No, scherzo, Davide è molto bravo a cantare, soprattutto nella lirica, fa venire i brividi».

E tu come te la cavi? In molti dicono che somigli al tuo conterraneo, il cantautore Giuliano Sangiorgi dei Negramaro…

«Macchè. Io sono forte a tavola, non voglio saperne del karaoke, non mi stacco da lì fino a fine serata».

Torniamo al calcio, ch’è meglio… Il duello con il Benevento è duro, fatto anche di colpi (o per meglio dire parole) proibiti:

«Sono un ex, conosco l’ambiente e, dico la verità un po’ di cose dette non me le aspettavo. Ci sta però nel calcio, giusto o sbagliato che sia ognuno è libero di pensarla come vuole. Le parole però contano poco, quello che contano sono i 5 punti di vantaggio che abbiamo in classifica».

Qual è stata la svolta della stagione?

«Per me proprio con il Benevento. Vincendo lo scontro diretto abbiamo acquisito sicurezza e forza, mentre loro hanno cominciato ad avere dei problemi. Mi è dispiaciuto non aver giocato quella partita per non aver potuto assaporare la sensazione di giocare davanti a 22mila spettatori, spero che succeda nelle prossime partite».

Già, ancora 5 partite. Come state vivendo l’attesa?

«Come abbiamo fatto sempre. Viviamo alla giornata, partita dopo partita. Mi spiace che non ci sia la contemporaneità fino all’ultima giornata. A volte può essere un vantaggio, a volte uno svantaggio, conoscere il risultato dell’avversario. E’ capitato a noi prima ancora che al Benevento la settimana scorsa con il Lecce. Non penso sia giusto e credo che le gare si debbano giocare tutte in contemporanea».

C’è euforia, ma da più parti si predica calma:

«E’ giusto che sia così. Sappiamo che il campionato è ancora lungo. Nel girone d’andata avevamo a questo punto del calendario questi punti di vantaggio, un vantaggio che poi abbiamo dilapidato nelle ultime quattro giornate, con il Benevento che poi si è laureato campione d’inverno. Cercheremo di non fare altrettanto in queste ultime cinque».

Intanto i record si sprecano. Dodici vittorie in trasferta… Come si fa?

«Chiedetelo a Menichini. A volte aabiamo vinto per bravura, a volte per fortuna, sta di fatto che sono state tappe determinanti nella scalata alla vetta».

Guardiamo oltre la fine di questo campionato. Come immagini il tuo futuro? Ancora a Salerno?

«Sono del Latina e non abbiamo ancora parlato del futuro. A cose fatte, con la promozione in tasca, potremo allacciare un discorso. Non saranno 5 partite a decidere il mio futuro, ma a 27 anni vorrei confrontarmi con la serie B in una piazza come quella di Salerno. Non è una cosa da poco e per tutti giocare in cadetteria con la Salernitana. Noi calciatori siamo umili servitori, pensiamo a prenderci questa benedetta serie B. Poi, quello che succede, succede».

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