Musiche per la Settimana di Passione

Scritto da , 25 marzo 2016

 

Questa sera, nella Chiesa dell’Annunziata, alle ore 20, l’Associazione Estro Armonico con i Giovani Talenti di Taranto diretti da Mariano Patti eseguiranno lo Stabat Mater di GiovanBattista Pergolesi

Di Olga Chieffi

 

“Per comporre musiche sacre ispirate alla sofferenza ed alla morte (siano mottetti penitenziali o responsi della Settimana Santa o passioni o improperia o qualsivoglia altro suggetto similare), doverebbe star avvertito il compositore di non fare solo musica buia e arabbiata in falsa larghezza, forzando la penna oltr’il naturale, perché per i sentimenti di dolore o di preghiera penitente o di pianto le oportune armonie et i sani contrapunti non dovrebbon perdere mai la luce, la vaghezza e l’affectione (come dev’essere per i divoti che anche ne’ patimenti giamai scordano la speranza) avendo cura particularissima degli accidenti e delle pause (che della musica sono il colore e ’l respiro): doverebbe insomma la composizione riescir naturale e profonda”. Con queste parole il fiorentino Giovanni Francesco Beccatelli, teorico, maestro di cappella e organista nella cattedrale di Prato, illustrava la sua concezione di musica per le “tenebre”. Per Officium Tenebrarum s’intendeva, nella liturgia delle ore preconciliare, il solenne mattutino da compiere durante il triduo pasquale. Traendo la sua origine dal precetto del Cristo di pregare senza interruzione, e considerata pertanto partecipazione alla preghiera personale di Gesù, la liturgia delle ore costituisce la preghiera ufficiale “pubblica” con la quale i cristiani santi cavano i momenti della giornata attraverso la lettura dei salmi e la meditazione sulla Sacra Scrittura. Fin dal principio del XV secolo l’ufficio del mattutino veniva realizzato la sera del giorno precedente (“de sero, hora competenti”), per consentire la più estesa partecipazione possibile di fedeli. La celebrazione del Venerdì Santo era detta “delle Tenebre” in ricordo degli antichi riti notturni attraverso i quali si intendeva rievocare l’oscurità che discese sulla terra alla morte di Cristo e l’immagine della Chiesa che brancola nel buio senza il suo Dio. Questa sera, giorno del Venerdì Santo, alle ore 20.00 presso la Chiesa dell’Annunziata di Salerno si terrà l’abituale appuntamento musicale promosso dalla Associazione Estro Armonico. Il programma della serata prevede una prima parte, durante la quale il Coro giovanile Il Calicanto eseguirà mottetti per celebrare la settimana santa, e una seconda parte, nella quale si assisterà all’esecuzione dello “Stabat Mater” di GiovanBattista Pergolesi. Quest’opera, per soli e strumenti ed adattata per coro, verrà eseguita dal soprano Angela Rosa Fico, dal mezzosoprano Elga Sergio, dal Coro Estro Armonico e dal Coro giovanile Il Calicanto e dall’Orchestra Giovani Talenti di Taranto, che sarà diretta da Mariano Patti, con la collaborazione da Silvana Noschese. Lo Stabat Mater viene da sempre considerato, il testamento spirituale di Pergolesi. In questa opera emerge la bellezza pura, malinconica ma non drammatica, che risplende in tutta la sequenza, quasi come se Pergolesi vi si fosse rispecchiato ed avesse ritrovato gli accenti più veri del suo dolore in quel canto, sincero e profondamente sentito. È una musica non pretenziosa, si direbbe umile, dove sono eliminati ogni sorta di virtuosismo esteriore fine a sé stesso ed ogni sorta di artificio superfluo e ridondante. A distanza di ben 281 anni dalla composizione, le innovazioni trovano una unitaria compostezza in questa pagina di Pergolesi: ciò avviene da un punto di vista stilistico grazie all’approdo ad una prospettiva più squisitamente sentimentale, la celebrata Teoria degli affetti, incentrata sul pathos del testo sacro e, da un punto di vista tecnico-compositivo, grazie all’alleggerimento degli austeri toni presenti nella versione scarlattiana. Tutto questo non implica un completo abbandono delle forme tipiche della tradizione sacra – presente per esempio nei richiami arcaicizzanti di alcuni passaggi del “Fac, ut ardeat cor meum” – ma esse si compendiano in un perfetto bilanciamento con i drammatici trilli del “Cujus animam gementem” o nell’interpretazione dei toni dell’anima con il “Fac me vere tecum flere”. Tutto sorregge il canto ed è funzionale al risplendere delle due voci femminili, e già dall’introduzione si delinea un clima commovente e malinconico, la musica prende vita forma e ha il compito di far percepire la terra, il terreno, come un principio di assorbimento e, insieme di nascita: abbassando, si seppellisce e si semina, e, nel medesimo tempo, si dà la morte per poi ridare nuova luce, nuova vita.

 

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