Musica per la Passione: lo Stabat Mater

Scritto da , 5 aprile 2015
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Dopo il gran successo di pubblico ieri sera nella chiesa barocca di San Giorgio, questa sera l’esecuzione nella chiesa di Santa Maria della Pietà di Eboli l’esecuzione della massima opera pergolesiana, promossa dall’EPT
Di OLGA CHIEFFI

La Pasqua ebolitana sarà impreziosita dall’esecuzione dello Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi, organizzato dall’Ente Provinciale per il Turismo e dall’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Salerno in collaborazione con l’Associazione Culturale L’AltraArte. L’iniziativa si inquadra nelle azioni da tempo promosse e curate dai due Enti turistici, finalizzate alla valorizzazione del patrimonio storico-artistico del salernitano. Ieri la prima nella splendida cornice della Chiesa di San Giorgio in Salerno, messa a disposizione grazie alla sensibilità del Rettore Mons. Comincio Lanzara: un contenitore ideale non soltanto per il suo valore artistico ma anche per le ormai riconosciute caratteristiche acustiche. Oggi,invece, grazie alla disponibilità del parroco don Michele Marra, il concerto si terrà alle ore 20.00 nella chiesa di Santa Maria della Pietà di Eboli. L’esecuzione è stata affidata al soprano Loredana Nocerino in duo con il contralto Daniela Del Monaco, accompagnate dall’ ensemble Labirinto diretto da Monica Paciolla. Lo Stabat Mater viene da sempre considerato, il testamento spirituale di Pergolesi. In questa opera emerge la bellezza pura, malinconica ma non drammatica, che risplende in tutta la sequenza, quasi come se Pergolesi vi si fosse rispecchiato ed avesse ritrovato gli accenti più veri del suo dolore in quel canto, sincero e profondamente sentito. È una musica non pretenziosa, si direbbe umile, dove sono eliminati ogni sorta di virtuosismo esteriore fine a sé stesso ed ogni sorta di artificio superfluo e ridondante. A distanza di ben 280 anni dalla composizione, le innovazioni trovano una unitaria compostezza in questa pagina di Pergolesi: ciò avviene da un punto di vista stilistico grazie all’approdo ad una prospettiva più squisitamente sentimentale, la celebrata Teoria degli affetti, incentrata sul pathos del testo sacro e, da un punto di vista tecnico-compositivo, grazie all’alleggerimento degli austeri toni presenti nella versione scarlattiana. Tutto questo non implica un completo abbandono delle forme tipiche della tradizione sacra – presente per esempio nei richiami arcaicizzanti di alcuni passaggi del “Fac, ut ardeat cor meum” – ma esse si compendiano in un perfetto bilanciamento con i drammatici trilli del “Cujus animam gementem” o nell’interpretazione dei toni dell’anima con il “Fac me vere tecum flere”. Tutto sorregge il canto ed è funzionale al risplendere delle due voci femminili, e già dall’introduzione si delinea un clima commovente e malinconico, la musica prende vita forma e ha il compito di far percepire la terra, il terreno, come un principio di assorbimento e, insieme di nascita: abbassando, si seppellisce e si semina, e, nel medesimo tempo, si dà la morte per poi ridare nuova luce, nuova vita.

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