Musica e libri tra le antiche pietre di Fratte

Scritto da , 26 luglio 2015

 

Questa sera a partire dalle ore 19, Massimiliano Amato con “L’altra trattativa” e le musiche da film dell’orchestra del Conservatorio di Salerno animeranno il VI appuntamento della XVIII edizione dei Concerti di Villa Guariglia in Tour

Di OLGA CHIEFFI

Dopo il grande successo di critica e pubblico riscosso dal chitarrista Francesco Buzzurro, nella torre di Cetara, ove è stato accolto da una platea eterogenea ed esigente quale è quella “educata” dallo staff dei Concerti di Villa Guariglia, stasera, doppio appuntamento, questa sera, per il VI appuntamento della XVIII edizione dei Concerti d’Estate di Villa Guariglia in tour, organizzati dal Cta di Vietri sul Mare, nella persona di Antonia Willburger. Start alle ore 19, nell’Area Archeologica di Fratte con la presentazione del volume scritto da Massimiliano Amato “L’altra trattativa. La vera storia del fallito accordo Stato-camorra”, edito per i tipi della casa editrice napoletana Cento Autori. L’idea di una resa di massa era nata nello studio di un avvocato napoletano, noto per aver fornito assistenza legale ai militanti della sinistra extraparlamentare negli anni di piombo. E dagli anni Settanta venne ereditata anche la parola chiave: “dissociazione”. Nel clima di smobilitazione camorristica anche Raffaele Cutolo, il temuto capo della Nco, depositario di scottanti segreti che coinvolgono il mondo della politica, inizierà a collaborare. Comunque, la trattativa andò avanti fino all’insediamento del governo Berlusconi, ma il netto rifiuto del capo storico dei Casalesi, Francesco ‘Sandokan’ Schiavone, mandò a monte l’intero progetto. A seguire, il Concerto dell’Orchestra del Conservatorio Statale di Musica “G.Martucci” di Salerno, diretta da Massimiliano Carlini. La serata sarà interamente dedicata alle più amate melodie della musica per film. S’ inizierà con il Prelude da “Psycho” di Bernard Herrmann e le sue note più agghiaccianti delle urla di Janet Leigh sotto la doccia una partitura in cui il compositore usa unicamente la sezione degli archi, a seguire la Ciaccona dell’emiliano Tomaso Antonio Vitali, che si può ascoltare nel film Runaway Jury. La Ciaccona per violino e basso, nell’orchestrazione di Ottorino Respighi, rivela una robusta personalità stilistica, è un soliloquio meditativo che inizia in modo molto chiaro e lineare, ma che, a mano a mano che si procede nel brano, si complica sempre di più, sia formalmente sia espressivamente: il violino interpreta una varietà di inflessioni e di declamazioni che spaziano dal puro decorativismo al patetismo più intenso. Nino Rota sarà omaggiato dalla Suite da “Il Padrino” una pagina malinconica su temi del film un ricordo malinconico e nostalgico  di momenti ormai lontani del tempo; ed in effetti  ogni brano della suite è pervaso da un senso di nostalgia, come forse del resto tutta la musica di Rota, anche quella tradizionale.  L’oboista Giuseppe Calabrese potrà esprimere la resurrezione di speranza e gioia e l’inversione del tempo che è alla base di “Gabriel’s Oboe”, tema sfruttatissimo di Mission, firmato da Ennio Morricone, che grazie alla conversione di De Niro può finalmente scorrere senza paura, con gli archi a rivelare un incastro di ritmi, solo apparentemente semplici. Il leit-motive di Mission Impossible di Lalo Schifrin, sempre accattivante nel suo gioco ritmico, sarà la chiave per aprire il più ottimista dei mondi di Louis Armstrong, con “What a wonderful world”, composta da Bob Thiele e portata al successo dal nostro Satchmo  pensata come una sorta di antidoto al crescente clima di tensione politico e razziale negli USA, ma in film quali Bowling a Columbine e Good Morning, Vietnam, inserita in un contesto opposto a quello soft e pacifico evocato dal brano “Imagine” di John Lennon, una canzone costruita su un semplicissimo giro di Do, che ha dalla sua pubblicazione un posto nella storia della musica pop e delle canzoni di pace, per concludere con la ridondante suite da “Il Gladiatore” in cui Hans Zimmer riesce in ogni modo ad infondere nel tema romano, a mo’ di marcia (viole e celli), una particolare sensazione che molto si configura con la storia del declino imperiale.

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