Mozart,Elgar e Grieg per i 18 anni dei Concerti d’Estate di Villa Guariglia firmati da Tonia Willburger

Scritto da , 21 luglio 2015

 

L’orchestra Giovanile Napolinova taglierà stasera, nell’area archeologica di Fratte, alle ore 20,30, il nastro di questa special edition in tour

 

Di OLGA CHIEFFI

 

I Concerti di Villa Guariglia compiono diciotto anni e, nella migliore tradizione mittleuropea, alla quale appartiene per nascita e formazione la famiglia Willburger, la rassegna va in tour, per rileggere, “immergersi” in nuovi spazi antichi, ravvivare con quei colori e quei profumi, che furono fonte di ispirazione dei concerti alla loro nascita, nuovi luoghi della memoria, esportare una sorta di grammatica del gusto, in cui la platea di questo evento si riconosce da sempre, attraverso la condivisione di giudizi, emozioni, espressioni, immagini. Un cartellone questo della XVIII edizione, che consumerà il “passaggio dalla giovinezza spensierata e fervente, al periodo più consapevole e mordace della maturità”, per dirla con Conrad, tra le antiche pietre etrusche di Fratte, gli incanti cetaresi e le bellezze stordenti di Praiano, perle della divina, attraverso ben 12 appuntamenti. Ad inaugurare la rassegna sarà, questa sera, alle ore 20,30, nell’incantevole e nuova cornice dell’area archeologica di Fratte, l’Orchestra Giovanile Napolinova diretta da Mariano Patti, nata lo scorso novembre a Napoli e che conta nel suo organico i migliori strumentisti italiani scelti con apposite audizioni, con il Divertimento KV136 che  Wolfgang Amadeus Mozart compose nell’inverno salisburghese del 1772. Il contenuto musicale del Divertimento K. 136 rivela chiaramente il travaglio formativo attraversato da Mozart nell’età dell’adolescenza; il tipo di scrittura predominante nel brano è quello sopra descritto, di derivazione tipicamente italiana (e d’altra parte enorme era stato l’arricchimento cognitivo del giovane durante i viaggi in Italia); il primo movimento (Allegro) si snoda agile e cordiale sugli schemi riconosciuti della Sinfonia italiana, con il serrato dialogo delle due parti di violino e il discreto accompagnamento di viole e violoncelli; il centrale Andante svolge con partecipata proprietà il contenuto affettuoso e idilliaco, mentre il Presto suggella il breve brano con fare spigliato e divertito; ma proprio in quest’ultimo movimento è sorprendente notare l’improvvisa scrittura contrappuntistica della sezione dello Sviluppo (una chiara influenza dello stile salisburghese di Michael Haydn), mentre già nel primo tempo il vasto uso di modulazioni al modo minore (sempre nello Sviluppo) spostava l’ambientazione espressiva verso traguardi ignoti al disimpegnato gusto italiano. Nella sua semplicità, questo Divertimento si rivela risultato di molteplici suggestioni culturali, e quindi un esempio in nuce di quella personale rielaborazione di differenti modelli che porterà l’enfant prodìge verso la conquista del proprio superiore linguaggio. Si procederà quindi con la Serenata op.20 in Mi minore, composta nel 1882 da Sir Edward Elgar. La fama mondiale di Edward Elgar ebbe inizio nel giugno del 1899 con la prima esecuzione assoluta, a Londra, delle Enigma Variations: una composizione basata su un tema binario seguito da quattordici variazioni in cui albergano due enigmi. Spontanea, apparentemente dimessa e senza intenti enigmatici è la Serenata per archi composta da Elgar nel 1892. La breve composizione, un piccolo gioiello molto amato dall’autore, si divide in tre parti e si caratterizza, come molte altre, per l’immediatezza dell’ispirazione, a cui Elgar credeva fermamente. Egli era infatti solito dire che “la musica è scritta sulle nuvole del cielo, è nell’aria tutt’intorno a noi, basta stendere la mano e prenderne quanta se ne vuole”, essenza di una incofessata spiritualità e di melanconica attesa. Finale affidato alla Holberg Suite  di Edvard Grieg, un brano composto nel 1884 che vuole essere un omaggio allo scrittore e uomo di teatro Ludvig Holberg, vissuto tra il 1684 e il 1754 e ritenuto personaggio centrale della letteratura danese del suo tempo, tanto da essere definito il Molière del Nord. Grieg ebbe stima per questo autore che era nato nella sua stessa città e per il suo teatro dalle venature ironiche, satiriche e popolaresche e nella Suite ha voluto disegnare, come un prezioso medaglione, cinque momenti musicali nello stile settecentesco, quasi a rievocare in sintesi il clima storico dell’epoca di Holberg. La composizione si apre con un Preludio su ritmi di fanfara, una specie di intrada con andamento simile alla marcia. Seguono poi una solenne Sarabande e una graziosa e piacevole Gavotte, due tipi di danza molto diffusi nel Settecento. Il momento più intensamente espressivo della Suite è l’Aria, così contemplativa, nella sua assorta e pensosa linea melodica mentre il Rigaudon, danza di origine provenzale, conclude in maniera spigliata e brillante il lavoro di Grieg di gusto vagamente naìf nella sua misurata rivisitazione dell’antico rococò.

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