Morte in carcere, in 2 rischiano il processo

Scritto da , 1 novembre 2017

Alessandro Landi

Morì in carcere a seguito di un attacco cardiaco due medici rischiano il processo. Per il decesso di Alessandro Landi, avvenuta nel corso della notte tra il 25 e 26 dicembre del 2016 il pubblico ministero Elena Cosentino ha chiesto al Gup Pietro Indinnimeo il rinvio a giudizio di Gaia Busato e Nicola Campitiello entrambi medici di guardia presso la struttura carceraria di Fuorni. I due sanitari compariranno dinanzi al Gup il prossimo 8 novembre. Secondo l’impianto accusatorio formulato dal magistrato i due sanitari avrebbero omesso di effettuare accurati controlli medici per scongiurare il rischio di problemi cardiaci. Il detenuto, infatti, aveva riferito, nei giorni precedenti al decesso, di avere dolore toracico persistente. Inoltre, pare presentasse costrizione mandibolare, indicativa di una possibile cardiopatia. Il paziente non fu sottomesso agli esami enzimatici che avrebbero potuto evidenziare una possibile cardiopatia in atto nè tantomeno fu disposto il traseferimento in ospedale. A rivolgersi alla magistratura è stata la moglie del detenuto attraveso l’avvocato Agostino Allegro. La donna sostiene che il marito non soffriva di alcuna patologia cardiaca. Alessandro Landi secondo quanto emerso dall’esame autoptico sarebbe deceduto per dissezione aortica con tamponamento cardiaco da emopericardio: l’uomo fu trovato seduto sul bagno della cella, inutile ogni tentativo di soccorso. Landi, era stato arrestato a settembre dello stesso anno, nel corso del blitz Italo ed era alla sua esperienza detentiva. Si era adattato alla vita detentiva, aveva smesso di assumere droga ed aveva anche cominciato a lavorare come idraulico all’interno della casa circondariale.

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