Morte di Alessandro, i consulenti: “Errori medici e di organizzazione”

Scritto da , 14 aprile 2018
«La storia del piccolo Alessandro e la sua drammatica conclusione sono la conseguenza di una catena di errori individuali ed organizzativi». Le conclusioni del medico legale non lasciano troppo spazio all’interpretazione: la morte del piccolo Alessandro Farina di Pellezzano è stata determinata da «disfunzioni organizzative sia nel percorso di pronto soccorso che nella gestione dei ricovero». In particolare: «I medici curanti del piccolo e chi ha avuto contatto con Alessandro hanno ignorato i sintomi del diabete».
LA VICENDA

Era il 23 dicembre quando Alessandro era stato accompagnato la prima volta, dalla madre, al pronto soccorso di via San Leonardo. I camici bianchi, dopo aver visitato il 12enne e fatto la diagnosi, prescrivono dei farmaci a base di cortisone, tra cui il Bentelan, da assumere anche nei giorni successivi. Il bimbo viene dimesso e torna a casa. Il giorno seguente la madre prova a contattare il pediatra di fiducia ma è irraggiungibile. Intanto le condizioni di salute di Alessandro non sembrano migliorare, anzi il giorno di Natale peggiorano al punto che la madre richiede l’intervento di un’ambulanza del 118. Giunti al “Ruggi” il ragazzino viene sottoposto a degli esami clinici, tra cui quelli ematici che evidenziano un livello di glicemia altissimo (oltre i 1200). A questo punto viene disposto il ricovero in pediatria e avviato il trattamento teso a far rientrare la glicemia negli standard normali in modo da evitare problemi ancor più seri. Il giorno di Santo Stefano, però, il cuore del piccolo Alessandro ha cessato di battere.
LA RELAZIONE

«I sintomi del diabete sono stati ignorati dai medici del Pronto soccorso. Nessuno ha pensato di praticare un esame delle urine. Sarebbe bastato un banale esame delle urine ed un esame ematologico per la valutazione della glicemia e avrebbero evitato, molto probabilmente, la morte del paziente», scrivono i consulenti Pietro Tarsitano e Antonio Correra. Inoltre, proseguono: «I medici durante il ricovero non hanno valutato lo stato di disidratazione con palese errore di calcolo nella quantità di liquidi da somministrare. Di fatto, Alessandro è morto per edema cerebrale e polmonare da insufficienza renale dovuto alla grave disidratazione». Infine l’accusa: «Il paziente doveva essere trasferito in una struttura regionale adeguata o quanto meno doveva esserci una presenza attiva in reparto del direttore e di un esperto in diabetologia pediatrica. Cosa che non si verificò».

L’INDAGINE

La relazione ora è stata consegnata all’autorità giudiziaria che immediatamente dopo il decesso dispose l’autopsia aprendo un fascicolo. Sette gli indagati.
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