Morì per deperimento, per i giudici la colpa non fu dell’allora compagno

Scritto da , 14 Aprile 2021
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di Pina Ferro

Era finito a processo con l’accusa di abbandono di incapace per aver lasciato morire la convivente Audenzia Mulè, senza provvedere in alcun modo al sostentamento della donna affetta da una sindrome depressiva e da anoressia nervosa. Ieri i giudici della Corte d’Assise di Salerno ha assolto Giorgio Nigro, 38 anni di Magliano vetere, perchè il fatto non sussiste. A carico dell’imputato il Pm aveva chiesto 4 anni di reclusione. Con la sentenza emessa ieri, termina un’incubo per l’uomo di Magliano Vetere difeso dall’avvocato Emanuela Rossomando. La morte della donna, è avvenuta nel febbraio 2016. Secondo la pubblica accusa il decesso era una conseguenza dell’abbandono da parte del compagno che, come sostiene la Procura, non si sarebbe occupato del sostentamento della Mulè omettendo perfino di affidarne la cura ad altri soggetti qualificati. Tesi contrapposta a quella della difesa che ha sempre sostenuto che il decesso altro non era una conseguenza della libera scelta della donna che avrebbe imboccato autonomamente la via dell’ascetismo quale conseguenza di una spiritualità malata. Audenzia Mulè morì per insufficienza cardiorespiratoria acuta per grave deperimento. Secondo la testimonianza resa dalla sorella della vittima, sarebbe stato proprio Nigro, sagrestano, ad avvicinare la compagna a forme estreme di spiritualità. Il medico legale,sentito in aula, ha invece affermato che il decesso era da ascrivere ad un cedimento cardiaco a seguito del debilitamento dell’organismo.

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