Morì dopo il parto, 2 condanne

Scritto da , 22 febbraio 2018
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Pina Ferro

Spirò poche ore dopo aver dato alla luce la sua bimba a seguito di una grave emorragia. Per la morte della 35enne di Futani Stefania Ruocco i giudici del Tribunale di Salerno hanno condannato ad un anno di reclusione, pena sospesa, Gennaro Luongo, all’epoca dei fatti primario del reparto di ginecologia dell’ospedale “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” e il ginecologo Carmine Pagano. Per i due camici bianchi, difesi dagli avvocati Giovanni Sofia e Francesco D’Ambrosio il pubblico ministero aveva chiesto una pena di un anno e sei mesi e di un anno e quattro mesi. I giudici hanno assolto per non aver commesso il fatto i ginecologi Fancesco Marino, difeso da Fabio De Ciuceis e Vito Antonio Miele difeso da Laura Ceccarelli. La richiesta del Pm per questi era stata di un anno e due mesi. Il 4 maggio del 2011 Stefania Ruocco, di Futani, si presentò all’ospedale di Vallo della Lucania, dov’era stata esortata a ricoverarsi in fretta essendo prossima alla rottura delle acque. Stefania avrebbe allora avvisato il proprio ginecologo di fiducia che prestava però servizio a Salerno. La donna, dopo aver firmato, lasciò il noscomio di Vallo ed il pomeriggio stesso fu ricoverata nel reparto di ostetricia e ginecologia del Ruggi: fu subito portata in sala operatoria. Sottoposta a taglio cesareo diede alla luce una bambina che apparve fin da subito in ottime condizioni. Per Stefania ed il marito Antonio si trattava della terzogenita (erano già genitori di due bambine di 13 ed 8 anni). La piccola venne fatta vedere ai familiari in attesa dinanzi alla sala operatoria. Passarono i minuti ma il marito e i familiari di Stefania non assistono al trasferimento della congiunta nella camera di degenza. I minuti diventano ore. La paziente continua a restare in sala operatoria senza che nessuno informi i parenti di cosa stesse accadendo. Solo alle 2 e 30 i medici comunicano al neo papà che avevano dovuto procedere all’asportazione dell’utero, per problemi non risolvibili altrimenti, poiché la placenta accreta (cioè totalmente adesa alla parete uterina) aveva causato una serissima emorragia, mentre la vescica era andata distrutta durante il cesareo. L’emorragia, però, da quel momento non si è più fermata. I medici che avevano proceduto al cesareo pare non fossero intervenuti tempestivamente bensì ave- vano atteso l’arrivo del medico di guardia per procedere ad isterectomia. La mattina seguente Stefania va in arresto cardiaco mentre i me- dici procedevano ad ulteriori inter- venti per tamponare il sangue. Tutto inutile. Stefania Ruocco entra in coma e sopraggiunge il Cid (coagulazione intravascolare disseminata) e alle 18.30 dell ’11 maggio, il suo cuore smette di battere.

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