Mohamed, Victor e Vasili Notte in un letto caldo dopo la gelida stazione di Salerno

Scritto da , 20 Gennaio 2016
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Salerno, stazione centrale. Sono da poco passate le 17, e in giro c’è il solito viavai di gente. Gente stressata, scura in volto, nonostante sappia di essere solo di passaggio, in attesa di un treno che per tutto il viaggio fornirà calore. A pochi metri da lì, che però sembrano chilometri, c’è un altro viavai di persone. Persone più sfortunate, vagabonde, che tuttavia sorridono, pur consapevoli che non ci sarà alcun treno a riscaldarle. Sono i senzatetto che sono soliti pernottare alla stazione, all’ingresso laterale, lì dove generalmente si prende la metropolitana. Affianco c’è anche un albergo, il Bruman, la cui vista, chissà, li fa sentire in una stanza a quattro stelle. E’ ancora presto, come detto, ma se ne vedono già quattro o cinque. Uno ha già preso posto, in un sacco a pelo ai bordi della parete: forse è stanco, forse ha fame, forse ha semplicemente freddo. Sì, perché a Salerno il gelo è arrivato davvero, tanto da dare spesso l’orrenda sensazione che raggiunga le ossa. Gli altri quattro vagano spaesati, in cerca di un angolino che possa contenerli tutti. «Posso avere un caffè caldo?», ci chiede timidamente uno di loro. Si chiama Vasili, ha 50 anni e viene dall’Ucraina. Sulle spalle ha un grosso zaino con dentro i sogni di una vita. E’ in Italia da quindici anni, così come Victor, anch’egli ucraino, di cinque anni più anziano. «Resteremo qui almeno 3 notti e mezzo», spiega Vasili, con un accento dell’est ancora forte, tanto da impedirgli di esprimersi in un italiano perfetto. «Ci daranno da mangiare, sì sì. Ora però posso avere un caffè?». Caffè acquistato. Tornando dal bar, però, notiamo che al gruppo si è aggiunto un altro clochard. Si chiama Mohamed ed è il più giovane dei quattro: ha 34 anni. Viene anch’egli da lontano, dal Marocco. «Sono qui da 22 anni, ma non ti preoccupare, io non bevo caffè». In barba alla loro condizione, sanno anche come strappare un sorriso. In seconda serata andiamo a far visita al pattinodromo comunale “Tullio d’Aragona”: Vasili, Victor e Mohamed fanno capolino da uno dei due spogliatoi messo loro a disposizione dai gestori della struttura. A tal proposito, è paradossale il fatto che sia in primis la Protezione Civile a non avere un tetto. «E’ il dito nella piaga, o meglio la piaga nel dito», spiega ai microfoni di Radio Alfa Augusto De Pascale, delegato della Protezione Civile di Salerno. «Otto anni fa la sede era alla Regione, che poi è stata destinata alla Croce Rossa. Sono due anni che facciamo richiesta per avere due capannoni in zona industriale, frutto dei beni sequestrati alla malavita. Ci aspettavamo maggior collaborazione dalla Croce Rossa, ma al momento siamo latitanti. Sono seriamente seccato». Gli fa eco Giovanni Zevolino, coordinatore del nucleo di Protezione Civile Salerno: «Anche l’anno scorso abbiamo dovuto arrangiarci, usufruendo della stazione metropolitana di Mercatello. Intanto ne approfitto per lanciare un appello ai cittadini: se individuate, alla pari della Caritas, dei senzatetto esposti al freddo, segnalateceli». Le stazioni sono luoghi in cui le persone si ricongiungono e si separano, il più delle volte dopo un lungo abbraccio. Ieri, però, alla stazione di Salerno, di abbracci e ricongiungimenti nemmeno l’ombra.

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