Mobbing l Genovesi, parla la prof: «Ecco il mio calvario»

Scritto da , 12 Novembre 2012
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«Mi consigliava di allontanarmi dalla scuola incurante della grave patologia tumorale da cui ero affetta». Parole ancora piene di dolore quelle di Teresa Masi, la docente dell’istituto tecnico Genvesi che, attraverso il suo legale di fiducia, l’avvocato Marco Martello,  ha trascinato in un’aula di tribunale la dirigente scolastica Maria Cimino accusata ora di ingiuria, diffamazione e lesioni personali gravi . La professoressa, all’indomani della missiva fatta pervenire presso la nostra redazione da parte della collaboratrice Giliberti, ha deciso di raccontare il suo calvario precisando, prima di tutto, che «l’Ufficio della Pubblica accusa ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti di Caterina Cimino ed il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Salerno ha fissato l’udienza preliminare per il prossimo 7 febbraio a testimonianza che quanto già scritto di non è né una fantasia giornalistica, né un atto di violenza, né una ricostruzione tesa a distorcere in modo grossolano il reale accadimento dei fatti.
«Premetto che per me è molto spiacevole e doloroso ripercorrere le tappe di un mobbing costruito negli anni minuziosamente, in maniera silente e mirata, tanto che alcun clamore è stato sollevato sino ad oggi per rispetto nei confronti del Magistrato inquirente – dott. ssa Maria Carmela Polito, che pubblicamente ringrazio. All’incirca una decina di anni or sono, con l’arrivo in istituto della Dirigente, Caterina Cimino, notoriamente avversa ai docenti che, altresì, svolgono la libera professione, sono progressivamente mutati in pejus lo scenario e il clima lavorativo. La situazione, incrinatasi già nei primi anni, è precipitata con una pervicce attività della Dirigente tesa a screditare sia me che mio marito,  che insegna nello stesso istituto materie giuridico – economiche e che esercita la professione di avvocato. nel corso dell’anno scolastico 2007/08, in concomitanza con un serio intervento chirurgico a cui mi sono dovuta sottoporre per grave patologia tumorale ed alle conseguenti cure post-operatorie, tuttora in corso. Avendo sempre svolto il nostro dovere, come documentato dai nostri immacolati curricula scolastici, almeno sino all’avvento della Dirigente Cimino, non so spiegarmi il perché e l’accanimento della suddetta nei confronti miei e di mio marito, che hanno comportato una serie i comportamenti illegittimi, iniqui e discriminatori esposti alle magistrature penale e civile. Sia io che mio marito, siamo stati oggetto di ben cinque provvedimenti disciplinari tra il 2008 e il 2009, con relative sanzioni basati su circostanze infondate e pretestuose, al punto che, per esse, sono stata costretta ad incardinare un giudizio dinanzi alla Sezione Lavoro del Tribunale di Salerno, tuttora pendente.
Al fine di svilire la mia funzione docente sono stata accusata ripetutamente di non svolgere i programmi di insegnamento, peraltro documentalmente certi ma, quel che è più grave, è l’aver offeso la mia persona, nel decoro e nella professionalità, allorquando, in mia assenza, la Preside si è recata in una mia classe di insegnamento per denigrarmi alla presenza degli alunni. Basti soltanto pensare che proprio gli alunni l’hanno tacitata e mi hanno notiziato della squallida quanto incredibile vicenda. Squallida per un utilizzo strumentale dei ragazzi che, invece, dovrebbero sempre rimanere estranei a tali dinamiche disdicevoli; incredibile per le accuse del tutto prive di fondamento».
Gravissime, sul piano personale, le conseguenze che la condotta di mobbing ha provocato.
«Certamente in un momento difficile qual è quello della scoperta di un tumore ad andamento incerto – spiega la docente – tutto servirebbe tranne che una condotta vessatoria concretatasi nell’alienazione della stima professionale, nell’annientamento della persona e nell’isolamento nel contesto lavorativo che, invero, mi hanno cagionato un disturbo dell’adattamento con invalidità permanente. Dal punto di vista umano la cosa che mi ha colpito di più di tutta la vicenda è l’aver preso atto che la Cimino, incurante della grave patologia tumorale da cui ero affetta, e della quale era stata informata da me personalmente, non soltanto non abbia desistito dai suoi propositi di sicura rilevanza penale, ma mi abbia “consigliato” di allontanarmi dalla scuola! Privandomi, così, anche della possibilità di dedicarmi ai miei alunni, vera fonte di ispirazione della mia attività di insegnamento».

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