Mire sulla casa di Antonio Amato e sul Crescent: il ruolo del notaio

Scritto da , 22 gennaio 2014

di Viviana De Vita

Voleva acquistare la casa di Antonio Amato all’asta di fallimento del pastificio ma, per non figurare nell’operazione, l’avrebbe poi consegnata al notaio Bruno Frauenfelder. E’ determinante nell’ambito dell’inchiesta del sostituto procuratore Elena Guarino a carico di Monsignor Scarano, il ruolo del notaio salernitano raggiunto dalla misura della sospensione della professione. Secondo la tesi della Procura, confermata dal Gip, il notaio salernitano padre di un giocatore di pallanuoto, avrebbe aiutato il prelato a «concludere negozi giuridici senza far risultare l’importo effettivamente corrisposto e l’origine della provvista economica utilizzata». Dalle intercettazioni telefoniche è poi emerso che il notaio avrebbe avuto un ruolo decisivo in una nuova operazione immobiliare che Scarano voleva concludere relativa all’acquisto della casa di Antonio Amato che sarebbe poi stata consegnata proprio al notaio. Il professionista, secondo la tesi della Procura, attraverso le sue operazioni e insieme alla commercialista Tiziana Cascone, avrebbe consentito a Scarano di aggirare la normativa antiriciclaggio. Se la Cascone rientra nell’inchiesta per l’illecita operazione della ripulitura di quasi 600mila euro che Scarano prelevò in contanti dal conto Ior per estinguere un mutuo societario, provvedendo a distribuire il danaro contante consegnatogli dal prelato tra oltre 50 persone e facendosi restituire assegni di pari importo con la causale dell’essere, tale consegna un atto di donazione, è invece più complesso il ruolo del notaio. Questi – come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare «stipula contratti di compravendita immobiliare nell’interesse di Monsignor Scarano facendovi risultare un importo della transazione di gran lunga inferiore al prezzo concordato tra le parti, che Monsignore provvedeva poi a corrispondere in contanti e a nero al venditore violando così la normativa antiriciclaggio». Il professionista che secondo gli inquirenti nel corso degli anni «ha assecondato nell’esercizio delle sue funzioni di notaio rogante le richieste violative della normativa antiriciclaggio di Nunzio Scarano» ha avuto un ruolo determinante nell’acquisto del secondo appartamento del prelato in via Romualdo Guarna e nella costituzione anomala della Nuene, società immobiliare la cui costituzione sarebbe stata suggerita proprio da Frauenfelder e da Tiziana Cascone. Le intercettazioni telefoniche hanno poi svelato un altro progetto immobiliare di Scarano. L’indagato, titolare di dodici appartamenti a Paestum, era intenzionato a venderli per investire nell’opera pubblica del Crescent. C’è un’intercettazione in cui Monsignor Scarano discutendo con Marcianò gli dice di aver parlato con il cavaliere Antonio Amato il quale gli ha detto che “per l’operazione del Crescent c’è molta disponibilità da parte di Eddy” ossia di Edmondo Ritonnaro, legale rappresentante della Seafront Building scarl, società appaltatrice dei lavori del Crescent.

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