Minori sempre più violenti: ecco i dati

Scritto da , 1 Novembre 2012
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Minori violenti, ragazzi difficili ed emarginati, che si trasformano in nuove e preziose leve da arruolare nelle associazioni criminali. Secondo gli ultimi dati in possesso della  Procura di Salerno la criminalità minorile continua a rappresentare un inquietante  fenomeno che, se da un punto di vista quantitativo ha avuto una leggera flessione con una diminuzione di reati con protagonisti ragazzini, subisce invece una preoccupante impennata dal punto di vista qualitativo .
Ragazzini più violenti, quindi, bulli poco più che bambini, che non si fanno troppi scrupoli ad impugnare un coltello e a sferrarlo contro un coetaneo per risolvere senza troppe parole un semplice diverbio o per estorcere soldi e telefoni cellulari. Un dato allarmante, questo, che si lega all’altro e più inquietante che vede i grossi sodalizi criminali utilizzare talvolta i minori come “nuova linfa” per alimentare le associazioni criminali. Da un punto di vista quantitativo la criminalità minorile nel distretto di Salerno non è allarmante ma è estremamente variegata a seconda dell’area geografica presa in considerazione. Il fenomeno, inoltre,  si alimenta in contesti familiari disgregati, in situazioni di indigenza economica, di disoccupazione giovanile e di disadattamento personale, scolastico e sociale. La maggior parte dei minori denunciati proviene dall’Agro nocerino sarnese e dalla Piana del Sele che si confermano le zone a maggior rischio di devianza anche per la presenza sul territorio di pericolose organizzazioni criminali. Meno intensa è la devianza minorile nell’area cittadina dove, tuttavia, dilagano l’uso e lo spaccio di sostanze stupefacenti, soprattutto droghe leggere ma non di rado eroina e cocaina, anche tra giovani studenti appartenenti a nuclei familiari irreprensibili. Va decisamente meglio nelle aree geografiche dell’entroterra cilentano e del Vallo di Diano dove i reati commessi da minori sono del tutto occasionali anche se talvolta di una certa gravità.
I numeri, inoltre   smentiscono i luoghi comuni: il primato dei reati commessi in Italia dai minori di 14 anni, viene detenuto da bambini e ragazzi italiani e non dagli zingarelli o dai piccoli extracomunitari. E’ questo il risultato di uno studio effettuato dal Centro nazionale di documentazione e analisi per l’ infanzia e l’ adolescenza. Cresce comunque la consapevolezza anche presso gli organi competenti che il problema della criminalità minorile non può essere delegato esclusivamente alla attività repressiva giudiziaria, dovendo essere, invece, impegno primario di tutte le istituzioni che debbono approntare strutture, servizi e personale qualificato per consentire e favorire il reinserimento dei minori e prevenire la devianza.
Solo eliminando la delinquenza minorile, cioè recuperando quanto più possibile i “ragazzi difficili” si potranno bloccare le associazioni criminali che non potranno ricevere nuova linfa dai giovani.
La finalità principale del processo minorile è, infatti, il recupero dei giovani coinvolti in vicende penali. Prima di giungere alla loro eventuale condanna occorre sperimentare tutte le possibilità intese a sollecitare soggetti in età evolutiva verso scelte di legalità.
                                           

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