Mercato S. Severino. L’eccidio De Vivo: Psichiatria sott’accusa

Scritto da , 13 Agosto 2015
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MERCATO SAN SEVERINO. La classica tragedia che si sarebbe potuta evitare, quella dei De Vivo. Erano stati in cura presso il dipartimento di salute mentale a Curteri Giovanni (foto in alto) e Deborah De Vivo (in basso) ma la madre, Antonietta De Santis (al centro), si sarebbe rivolta altrove. Il De Vivo, che il 4 agosto scorso ha tragicamente ucciso la madre e la sorella, assieme a Deborah, erano stati in cura presso la struttura di salute mentale dalla fine degli anni Novanta al 2008, poi di loro si sono perse le tracce, tranne alcuni anni dopo per un contatto burocratico. La madre, pare, decise di rivolgersi ad altri specialisti. Entrambi i figli erano afflitti da psicosi e quella di Giovanni sarebbe stata molto più grave. Probabilmente la morte del padre prima e il ritiro della pensione o la minaccia del ritiro da parte dell’Inps all’autore del folle duplice omicidio potrebbe aver compromesso l’equilibrio del 32enne. Ma dietro questa vicenda potrebbe celarsi anche la cattiva organizzazione del sistema dell’emergenza psichiatrica in Italia, da qualche tempo adottato pure all’Asl Salerno. In pratica, in caso di emergenza, con la vecchia organizzazione del servizio, le forze dell’ordine o i servizi sociali allertavano direttamente il servizio territoriale di salute mentale, consentendo un intervento qualificato e spesso per pazienti che, essendo in cura ai Dsm locali, erano già conosciuti dai medici. E’ vero che il numero degli interventi era più alto di quello di oggi ma la qualità era di gran lunga superiore e molte emergenze si risolvevano in poco tempo. Con il sistema attuale, le emergenze psichiatriche sono state tolte ai Dsm e sono stati affidate al 118 che dovrebbe trasportare i pazienti in ospedale con interventi più visibili (sconsigliabile in casi del genere) e che certamente non risolvono tutte le situazioni in breve tempo. In pratica si è rotta quella rete locale fatta da forze dell’ordine, servizi sociali, Asl (tramite la salute mentale) ed altre istituzioni che interveniva in modo qualificato in caso anche di dubbia eme

Antonietta De Santis

Antonietta De Santis

Deborah De Vivo

Deborah De Vivo

rgenza ma dove il parere di un esperto poteva segnalare la migliore soluzione da adottare. Mentre, con l’attuaAle sistema (più comodo per alcuni medici, inaccettabile per molti colleghi che fanno della professione una missione) i rapporti tra istituzioni sono così sfilacciati da risolversi spesso in un nulla di fatto. Prendiamo proprio il caso De Vivo. Alcuni giorni prima dell’omicidio, i carabinieri erano andati a casa sua su segnalazione di anonimi che avevano visto il 32enne con delle bombole del gas fuori al balcone. Non sussistendo un pericolo immediato né un’emergenza tale da chiedere l’intervento di un’ambulanza e non essendo stata infranta la legge, i militari andarono via, mentre con il sistema di allerta vigente prima, probabilmente avrebbero avvertito il servizio di salute mentale del posto, visto le malattie di Giovanni De Vivo anche se per un parere per sicurezza. In questo caso, il medico del Dsm avrebbe potuto disporre un Tso, un trattamento sanitario obbligatorio, per curare il giovane e forse il duplice omicidio si sarebbe potuta evitare.

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