Mendicino in esclusiva a Cronache: “I miei gol per la serie B”

Scritto da , 18 febbraio 2015

di Marco De Martino

SALERNO. Dal pomeriggio magico di Liverpool a quello da incubo di Matera, passando per la prossima sfida con il Foggia a quella, decisiva, in programma tra meno di un mese contro il Benevento. Il viaggio di Ettore Mendicino è lungo, denso di episodi ed aneddoti, oltre che di personaggi come Tuia, Fabiani, Lotito, Evacuo e Calil. Un viaggio degno di essere raccontato, in cui l’attaccante della Salernitana, reduce da cinque mesi pieni di infortuni, sfortuna e di un lungo digiuno, è parso tanto sereno quanto determinato a dare la svolta alla sua stagione e quindi a contribuire in maniera decisiva a quella dei granata.

Togliamoci subito il dente: non segnare da cinque mesi ti sta condizionando?

“Non voglio puntualizzare, ma ci sono andato vicino sia con l’Aversa e con il Melfi. Sembra come se avessi giocato 30 partite e non sia riuscito a segnare. Purtroppo però non ho giocato tantissimo, penso di aver giocato solo cinque partite dal primo minuto. Sappiamo tutti com’è andata, ho avuto dei problemi fisici, la squadra ha fatto grandi cose senza di me, sono rientrato ma spesso sono rimasto fuori pur allenandomi sempre al massimo, per mettere in difficoltà il mister. Lo spazio per me non è stato tantissimo, ma a me basta anche un minuto in campo per dare una mano ai miei compagni”.

Da buon attaccante però la mancanza del gol da così tanto tempo potrebbe toglierti serenità:

“Dico la verità, questo momento lo vivo serenamente. Ho determinate caratteristiche, non sono un giocatore d’area di rigore che vive per il gol. Per me non è assolutamente un campanello d’allarme non segnare. Metterei la firma per fare sempre delle buone prestazioni senza segnare. Al digiuno non ci penso e cerco, quando vado in campo, di essere utile alla squadra. E’ chiaro che i gol sono frutto della continuità. Credo che mi manchi solo quello per arrivarci. Con la giusta continuità sono convinto che troverò la via del gol come è sempre stato, lo dimostra la partita di sabato scorso. Le palle gol arrivano, le puoi sbagliare ma prima o poi la palla va dentro”.

Ettore è l’eroe omerico che nella mitologia greca viene ricordato soprattutto per due caratteristiche: il suo coraggio e la sua sfortuna. Visto quello che ti è capitato in questo anno e mezzo a Salerno, non è un caso se porti il suo nome…

“Forse questa è la cosa che mi fa più male e mi pesa. Mi crea tanta rabbia dentro e non mi fa vivere tranquillo. Mi aspettavo un’altra stagione, per come era iniziata, avevo lavorato bene in ritiro e mi sentivo di poter essere importante in una squadra fortissima. Ho realizzato tre gol decisivi in due giornate, poi sono arrivati questi due infortuni, il primo a Lamezia ed il secondo a Matera. Mi ha frenato di più il primo, perché ero in un ottimo momento. Avevo la palla per fare gol, mi buttai, il portiere mi travolse ed il ginocchio mi rimase sotto procurandomi il problema al collaterale. Pensa che qualche amico scherzando mi disse “Ti potevi fare i cavoli tuoi”. Lavorai duramente per tornare al meglio dopo l’infortunio, tant’è che dimostrai con il Benevento ed il Lecce di aver recuperato bene dal punto di vista atletico. Poi arrivò la doccia fredda di Matera ed il resto è storia recente”.

Ecco, Matera. Lo sai che quel pomeriggio hai fatto prendere un bello spavento a tante persone?

“Si, ma sono sincero, faccio fatica a parlare di queste cose, perché quello che è successo lo reputo uno scontro di gioco. Di quel giorno mi ha fatto molto effetto la faccia dei miei compagni. Se dovessi citare la persona che mi è stata più vicino farei un torto a qualcuno, ma devo dire che con Tuia ho un rapporto differente, perché oltre ad essere un compagno di squadra è un grande amico. Oltre ad Ale, anche tanti altri hanno fatto molto per me in quei giorni. Non immagini neanche quanti messaggi ho ricevuto da parte di gente comune, di Salerno e non. Ho ringraziato già tutti pubblicamente ma colgo l’occasione per rifarlo perché davvero i tifosi mi sono stati molto vicini. Ed in momenti come quelli è una cosa che fa enormemente piacere e ti aiuta a ricominciare”.

Continuiamo con l’alternanza tra momenti belli e brutti: quanto ti ha dato fastidio sentire un giorno sì e l’altro pure accostare alla Salernitana i nomi di almeno una ventina di attaccanti?

“Penso sia legittimo che la società si sia guardata attorno, nel senso che ho avuto infortuni, non ho giocato ed è normale che una squadra prima in classifica e che vuole vincere possa pensare di migliorarsi. Sta a me cercare di zittire tutti con le prestazioni quando mi viene data la possibilità, dimostrando di essere il meglio per questa squadra. D’altra parte sono il tipo che le cose le prende in maniera costruttiva. Io voglio vincere e chiunque è il benvenuto se ci può dare una mano a farlo. D’altra parte come si sarebbe dovuto sentire Calil, il nostro attaccante che ha sempre giocato in quel ruolo, che è il capocannoniere del girone? Penso sia paradossale, però si sa come vanno queste cose nel calcio. I tifosi sognano, ma per me queste voci sono state uno stimolo in più. Ambisco a giocare in serie superiori e queste sono sfide che possono solo motivarmi e migliorare. E poi con la giusta continuità sono convinto di poter fare grandi cose e togliermi le giuste soddisfazioni”.

Durante la sessione invernale del mercato hai avuto due sponsor forti come Fabiani e Lotito:

“Mi hanno fatto piacere le loro parole. Sono persone che mi conoscono perché, soprattutto il direttore, vedono allenarmi quotidianamente. Fabiani osserva e valuta, sicuramente mi conosce meglio di chiunque altro, così come Lotito. Con il presidente c’è un rapporto professionale che dura da tanti anni, basato sulla reciproca stima e rispetto. So che, se mai dovessi avere dei dubbi, potrei tranquillamente parlarne con lui”.

Di laziali in gruppo siete rimasti tu e Tuia. Come spieghi questo cambio di rotta della società sui calciatori della Primavera della Lazio?

“Dovresti chiederlo ai dirigenti, anche se guardando il gruppo attuale sono arrivati calciatori fortissimi e con un pizzico di esperienza in più. Una garanzia per un campionato difficile come la Lega Pro”.

E questa Lega Pro ha partorito due regine assolute, entrambe purtroppo finite nel girone C. Chi la spunterà tra la Salernitana ed il Benevento?

“La squadra giallorossa sta facendo un grande campionato, gliene va dato atto. Se sono lì è perché hanno enormi qualità, un’ottima organizzazione, grande tempra mentale. Come noi sono riusciti a fare punti pesanti su campi difficili in momenti delicati. E’ una bella lotta, dispiace perché siamo sotto dopo aver avuto cinque punti in più prima di Natale. Dovremo essere bravi a non perdere più terreno perché sono convinto che il Benevento prima o poi qualche passo falso lo farà. Noi però dobbiamo guardare a noi stessi. Se le vinciamo tutte, affrontando ogni partita con la giusta rabbia, compreso lo scontro diretto, non ci sarà nessuno che potrà fermarci”.

Lo scorso anno sei stato grande protagonista della sfida con gli stregoni:

“Quella resta una delle partite più emozionanti che ho giocato. Ci fu una bellissima rimonta ed anche a livello personale fu una giornata molto significativa. Penso sia tanto bello quanto difficile tirare un rigore quando sei in svantaggio, a tempo quasi scaduto, sotto la curva sud, con Evacuo in porta su un campo dove si faceva fatica a mettere la palla a terra. Mi sono passati per la testa mille pensieri, ma è andata bene. E’ un bel ricordo ed una bella emozione, ma ormai è acqua passata. Pensiamo al futuro”.

Già, il futuro: ti vedi ancora a lungo in granata?

“Sono venuto qua un anno fa perché vedo in Salerno e nella Salernitana un mio progetto di crescita personale, sia a livello calcistico che a livello umano. E’ una piazza che rappresenta tanto, e per un giocatore che è in Lega Pro non c’è piazza migliore. C’è stato, lo scorso gennaio, qualche interessamento di altre società ma non l’ho preso neanche in considerazione. Primo perché il mio obiettivo personale è vincere questo campionato e rimanere qui a lungo, poi perché sono ormai legato a questa maglia ed a questa città”.

So che non è facile per un calciatore commentare la vicenda, ma che idea ti sei fatto del caso Iodice?

“Non sta a me dare giudizi, ma come in ogni discussione è stato alzato un polverone da parte di chi è contro Lotito, ma va detto che tanti personaggi importanti del calcio hanno dato ragione al presidente. Anche perché, aggiungo io, non credo abbia detto cose chissà quanto fuori luogo”.

Come immagini la fine di questo campionato?

“Immagino che venerdì faremo una grande partita, in un Arechi strapieno, sperando in un passo falso del Benevento per goderci nuovamente il primato. Poi ci sarà un’altra grande partita in casa del Savoia, prima di arrivare allo scontro diretto. Il nostro obiettivo è arrivarci a pari punti in modo da poter dimostrare sul campo la squadra che potrà vincere questo campionato. E’ inutile fare discorsi futuri, quello che ci aspettiamo lo sappiamo tutti. Il nostro futuro per ora si chiama Foggia, dobbiamo pensare solo a questo”.

L’ANEDDOTO

Liverpool, Anfield Road, 8 agosto 2008: si gioca Liverpool-Lazio, amichevole estiva di lusso in uno dei templi del calcio mondiale. Al minuto 80 il risultato è ancora fermo sullo 0-0. I due allenatori, Rafa Benitez per i Reds e Delio Rossi per i biancocelesti, hanno già cominciato da tempo la consueta girandola di cambi. L’ex Profeta granata decide di mandare in campo un attaccante, appena 18enne, al posto del nigeriano Makinwa. Le gambe di Ettore Mendicino tremano appena dopo il suo ingresso in campo: “E’ stata la mia prima partita da professionista. Delio Rossi –racconta SuperMendo- ci portò in ritiro, a me ed a Tuia, la Lazio fece alcune amichevoli internazionali e mi meravigliai quando il mister ci convocò per quella trasferta ed addirittura quando decise di mandarmi in campo”. Al 92’ l’attaccante inglese Voronin realizza il gol del vantaggio. Mancano trenta secondi al triplice fischio finale, la Lazio rimette palla al centro e batte la ripresa. Il giovane gioiello della Primavera, nell’incoscienza dei suoi 18 anni, si butta in avanti alla ricerca del pareggio. Ed a Mendicino la palla buona arriva, in seguito ad una punizione calciata da Maurito Zarate e la scarica alle spalle del portiere argentino Cavalieri, da poco subentrato a Pepe Reina. Anfield ammutolisce, arriva il fischio di mister Marrinier, arbitro dell’amichevole: non è quello triplice che decreta la fine delle ostilità ma è uno soltanto, che serve a fermare il gioco per un fuorigioco sospetto ed a strozzare in gola l’urlo di gioia di Ettore: “E’ uno dei più bei ricordi che ho, a 18 giocare ad Anfield Road penso sia un sogno per tutti. Il fatto di esserci arrivato mi dà una carica enorme. Riuscii anche a fare gol annullato per un fuorigioco inesistente, dispiace ma per me conclude Mendicino- quel gol rimane, per me non è mai stato annullato”.

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