Marco Amendolara: la passione prima del gelo

Scritto da , 22 novembre 2016
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Questa mattina, presso la biblioteca centrale dell’Ateneo salernitano, verrà presentato il volume che raccoglie l’opera poetica dell’intellettuale salernitano, in libreria per le Edizioni La Vita Felice

 Oggi, alle ore 11,30, presso la Sala Conferenze Biblioteca Centrale “E.R.Caianiello” dell’Ateneo di Salerno, sarà presentato il volume che raccoglie l’intera opera poetica di Marco Amendolara “La passione prima del gelo – Poesie 1985-2008” (Edizioni La Vita Felice di Milano, con un saggio critico di Alessandro Ghignoli). L’incontro nasce nell’ambito della rassegna “Se una notte d’inverno un viaggiatore”, diretta da Marcello Andria, Alfonso Amendola e Luca Lanzetta, e vedrà i saluti di Pina De Luca delegata arte e spettacolo e di Alfredo Nicastri, Presidente dell’Associazione Marco Amendolara, gli interventi dei docenti di letteratura e didattica della letteratura italiana Rosa Giulio e Alberto Granese, con un reading poetico affidato all’interpretazione di Antonella Valitutti. Il volume edito per volontà dell’associazione dedicata al poeta – nata nel febbraio del 2013, dalla comune e spontanea esigenza di un gruppo di persone, a lui legate da vincoli di affetto e di stima, di dare seguito al profondo dialogo intellettuale ed umano da lui stesso iniziato, presieduta da Alfredo Nicastri – continua, così, l’opera di divulgazione dell’opera di Marco, che ha già visto nel 2014 la pubblicazione de’ “Il corpo e l’orto – poesie 2005-2008” sempre per le edizioni milanesi de’ La Vita felice, raccogliendo l’intera opera poetica di Marco Amendolara, da “Città di Passaggio” a Rimmel, dai Misteri di Seymour a Fogli selvatici, da Stelle e Devianze, agli “Epigrammi”, passando per “La passione prima del gelo”, “Catulliane e altre versioni, “L’amore alle porte”, “La bevanda di Mitridate, sino a “Il corpo e l’orto”. Un percorso, in cui si può riconoscere il Marco fine traduttore, la grande influenza del passato sul verso, le passioni per il giallo, il fumetto, il cinema, certo decadentismo, e ancora, il sacro senso dell’amicizia, l’interesse per le arti, tutte, la simbiosi con la natura nella sua assolutezza, la condizione dell’ inappartenente e dell’inadatto, quell’amore che coinvolge e sconvolge, che mangia l’esistenza, che strugge l’uomo e il tempo, sino alla liberazione dal corpo, attuazione massima dell’esercizio filosofico, riaccendendo, così, il romanzo, un nuovo romanzo, rifiutando di tenersi aggrappato alla corda, ai linguaggi, al vedere e al non voler vedere, all’accecarsi, all’assordarsi, al cadere e ricadere sempre nello stesso posto, riconquistando l’agognato mistero del primordiale.

 

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