“Marandino era domus del suo traffico”

Scritto da , 15 Febbraio 2021
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Il boss 84enne Giovanni Marandino è ricoverato a Poggioreale dove è stato trasferito nella giornata di martedì. L’uomo versa in precarie condizioni di salute dovute a demenza senile avanzata, fanno sapere i suoi legali. Nonostante i suoi 84 anni, il giudice per le indagini preliminari Alfonso Scermino era stato inflessibile accogliendo la richiesta di custodia cautelare in carcere per “Ninuccio”, ex boss della Nco, presentata dal sostituto procuratore Francesca Fittipaldi della Procura di Salerno, per il serio pericolo di reiterazione del reato. Che non stesse bene lo avevano capito anche i finanzieri del Gico, quando nel corso delle indagini si sono resi conto che a sostituirlo, nell’illecita attività di usura e nelle riscossioni di assegni e interessi, era il figlio Emanuell Marandino, 39 anni, ristretto ai domiciliari. In tutto sei, invece, gli indagati a piede libero: oltre ai Marandino, coinvolti seppur in maniera più defilata anche la moglie e madre Ada Di Agostino, Paolo Aprano, Ciro Acciaio, Giovanni Scorziello, Nicola e Marianna Polito. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avrebbero avuto, a vario titolo, ruoli di finanziatori, intermediari con i clienti o di riciclaggio dei proventi dell’usura. Sei, nello specifico, gli episodi contestati, negli anni 2016, 2017 e 2019. Ad incastrare i Marandino anche un video, girato con il cellulare da uno degli imprenditori vessati mentre, impaurito, si recava presso l’abitazione dove l’ex cassiere di Raffaele Cutolo, pluripregiudicato, era tra l’altro sottoposto ad obbligo di dimora per precedenti indagini: si tratta dalla sua dimora a Ponte Barizzo, divenuta, per gli inquirenti, un vero e proprio ‘centro finanziario illegale’ dove si prestavano illecitamente soldi al tasso d’interesse del 20% al mese, ovvero 200 euro per ogni mille. In un solo anno, le fiamme gialle hanno riscostruito un giro di circa 100mila euro, per complessivi 90mila incassati a titolo d’interessi maturati. Tra le vittime numerosi commercianti e piccoli imprenditori locali, alle prese con problemi economici anche a fronte delle conseguenze della pandemia da Covid-19, molti dei quali, intimoriti dalla fama criminale di Giovanni Marandino, si sono mostrati restii a svelare la natura dei prestiti ricevuti, negando di subire tassi d’interesse fuorilegge. Emblematico il caso di un imprenditore, il quale, incapace di ripagare il debito alla scadenza, finse di scomparire con tanto di denuncia dei familiari ai carabinieri, fuggendo ad Imola dove poi affermò di essersi recato per motivi di lavoro. “temuto camorrista, elemento di spicco della criminalità organizzata dell’ebolitano per decenni – scrive il Gip nell’ordinanza di custodia cautelare – Giovanni Marrandino, nonostante la sua età avanzata, continuava a delinquere. E lo faceva gestendo un giro di prestiti a sfondo usurario rispetto al quale non manifestava alcuna resipiscenza. Marandino era il domus del suo traffico. Era lui a dettare le condizioni dei prestiti, a convocare i debitori, a intimare il rispetto delle scadenze, a ricevere e movimentare i titoli di credito ricevuti in garanzia. Tutti i correi si muovevano in regime di subalternità rispetto alla sua figura carismatica di boss.

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