Mafia russa, le mani sulla Divina

Scritto da , 9 febbraio 2014

di Simone Di Meo

Che ci fanno tutti questi miliardari e boiardi russi in costiera amalfitana sia d’estate che d’inverno? Partendo da questa semplice domanda, gli uomini della Digos e gli esperti di intelligence stanno disegnando una “mappa” aggiornata degli interessi commerciali e finanziari di Mosca in provincia di Salerno, dove la presenza dei magnati dell’ex Unione Sovietica è diventata una piacevole abitudine per chi, messo alle strette dalla crisi economica, commerciante o albergatore, è assai ben disposto ad aprire le porte ai nuovi (e ricchi) flussi turistici dell’Est. Ma che può essere, al contempo, questa presenza, indice di successivi e incontrollabili sviluppi. L’attenzione degli organi investigativi è concentrata, soprattutto, sulla costiera amalfitana, come detto. A Positano, negli ultimi tempi, si sono succeduti appuntamenti mondani – rigorosamente riservatissimi – in ville private e strutture super-esclusive che hanno visto la partecipazione dei big dell’economia russa, tra cui il presidente di Gazprom Alexei Miller da sempre considerato vicinissimo a Vladimir Putin. Feste e cerimonie con centinaia di invitati che hanno confermato, ancora una volta, l’appeal che questi territori hanno ben al di là dei confini nazionali. Nulla di illegale, ovviamente. Ma non è l’attrattività paesaggistica o enogastronomica delle “perle” della Penisola a interessare, in questo contesto. Quanto, piuttosto, la presenza di personaggi di tale spessore – basti pensare che, nel 2008, Dmitri Medvedev prima di diventare presidente della Russia era Ceo del CdA proprio del colosso dell’energia – che potrebbe essere indicativa di una tendenza, nell’establishement moscovita, a investire o comunque a frequentare questi luoghi. Tutto bene, allora? Il discorso è più complesso e riguarda un aspetto poco approfondito, almeno fino a qualche tempo fa, degli effetti devastanti di una globalizzazione finanziaria a briglie sciolte. La movimentazione di risorse finanziarie russe in aree a forte vocazione turistica e imprenditoriale può avere, come effetto collaterale, l’importazione – a rimorchio – di capitali illegali e, comunque, di dubbia provenienza. Con tutto il contorno di criminalità economica e mafia transnazionale che ne deriverebbe. Ci troveremmo, insomma, nella stessa situazione in cui si sono trovati i paesi del Mediterraneo più vicini a noi – come Spagna, Grecia e Albania – tra gli anni Settanta e Ottanta, quando i clan della camorra napoletana iniziarono a colonizzarli investendo in strutture ricettive, edifici e immobili industriali i soldi ricavati prima con il contrabbando di sigarette e poi col traffico di eroina. Un rischio che è sempre presente quando la posta in gioco riguarda investimenti a più zeri e che certamente non è sottovalutato nemmeno a livello di agenzie di sicurezza, stando almeno a ciò che è scritto nella relazione annuale 2012 dell’Aisi (il servizio segreto civile italiano). Poche righe che però disegnano uno scenario tutt’altro che rassicurante in un contesto economico che vede da un lato la depressione dei consumi e la contrazione della ricchezza mondiale e, come contraltare, l’esplosione dei profitti delle varie organizzazioni criminali internazionali. “La criminalità russofona – si legge nel dossier – è apparsa in rapida espansione dimostrandosi in grado di esercitare un forte controllo sulle attività illegali delle diaspore di matrice est-europea e di effettuare mirati e cospicui investimenti ai fini di riciclaggio anche nel nostro Paese”. Finora, secondo quanto è stato possibile accertare, penetrazioni criminali di tale portata non sono state localizzate in Costiera, ma il rischio che ciò possa avvenire ha suggerito di attivare particolari attività di sorveglianza dell’area ormai entrata a pieno titolo nel “gotha” del turismo asiatico d’élite. Come conferma la presenza, qualche mese fa, tra Amalfi e Positano, del capo della polizia del Kazakistan, l’ex repubblica dell’Urss a cavallo tra Europa e Asia assurta in Italia a nuovi onori della cronaca per la vicenda della “deportazione” di Alma Shalabayeva, la moglie del dissidente Mukhtar Ablyazov. Ma solo il tempo e le risultanze informative potranno confermare se Positano e la Costiera sono immuni dal pericolo di un contagio economico-criminale proveniente dalla Russia.

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