Luci ed ombre su “La paranza dei bambini”

Scritto da , 18 marzo 2018
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Ottima prova dei giovanissimi attori del Nuovo Teatro Sanità al teatro Augusteo di Salerno, evento della rassegna Out of Bounds

 Di Olga Chieffi

 Ci eravamo lasciati nel febbraio del 2008 con Gomorra in versione teatrale, sullo stesso palcoscenico del teatro Augusteo, lo stesso nero, lo stesso regista Mario Gelardi, ove ci siamo rincontrati con le parole di Roberto Saviano, stavolta di “La paranza dei bambini”, vietato ai minori di dodici anni, per le scene dure, i fatti, il linguaggio volgare e scurrile, quello che si usa quando non ci sono argomenti, quando ci si trova sul fondo di un barile già raschiato, nonostante, si citi a memoria “Il Principe” di Niccolò Machiavelli. Stessa scenografia, firmata da Armando Alovisi, semplicissima e asciutta fatta di tubi innocenti, allora tra colonne di cemento, tubi innocenti e sacchi di terra, degradante scenografia urbana, oggi sopra i tetti, tra antenne paraboliche e sotto armonizzata da due geniali piani inclinati girevoli, trasformantesi in casa, covo, piazza. Il regista ha scelto di comunicare al pubblico la brutalità dell’ambiente criminale attraverso una gestualità e una recitazione aggressive che spesso non sono giustificate dalla struttura della scena, sino in qualche dialogo a caricarsi di spunti comici, quasi a trasformarsi in fumetto, ma non di ascendenza milleriana. Se “Gomorra” era aperta da Ivan Castiglione, che chiamava il pubblico “Sentite?”, interpretando lo stesso Roberto Saviano, giornalista che avendo vissuto quell’ambiente veniva allo scoperto, gettando un raggio di luce salvifico, “La paranza dei bambini” principia con l’introduzione del volume che spiega cosa sia la paranza. Lo spettacolo catapulta immediatamente lo spettatore nel mondo sporco e basso della malavita organizzata nelle strade, che ha a che fare con lo spaccio, la prostituzione, il racket, una malavita colpita smembrata che deve riorganizzarsi con carne fresca e punta ai quindicenni, con l’investitura degli ex “muschilli”. Una investitura che ci ricorda l’atto finale di Hitler quando a difendere le ultime pietre fumanti di Berlino, furono i ragazzini ospiti dei Kinderlandverschickung, campi dove circa tre milioni di bambini, durante la guerra subirono una rigida routine, fatta da esercitazioni militari, paramilitari e indottrinamento che contribuì a trasformare la mentalità dei ragazzi, cui era insegnata assoluta obbedienza e l’imperativo della legge del più forte, con conseguente incremento di soprusi e prevaricazioni commessi dai giovani più grandi o più forti, sino a formare quelle Deutsches Jungvolk, una sezione separata della Gioventù hitleriana, riservata a bambini e ragazzi dai 10 ai 14 anni, resi partecipi della difesa, sia volontariamente che tramite coercizione, inseriti in “Squadre per il combattimento ravvicinato contro carri”, praticamente azioni suicide. Tutti eccellenti gli attori del Nuovo Teatro Sanità, uno spazio che cerca di togliere i muschilli dalle strade, per salvarli dalle “reti” a maglie strette della camorra: Vincenzo Antonucci, Drone, Luigi Bignone, il simpatico Dumbo, Antimo Casertano, nel doppio ruolo di ‘O White, l’inaffidabile bruciato dalla cocaina, e del capo del campo rom Mojo, Riccardo Ciccarelli, il genio criminale, dal torbido e intrigante fascino, Nicolas ‘O Marajà, Mariano Coletti, ‘O Briatò, Giampiero de Concilio, il piccolo Christian, Simone Fiorillo, Lollipop, Carlo Geltrude, Dentino, Enrico Maria Pacini Dragonball, mentre Ivan Castiglione ritorna, stavolta nelle vesti dei capoclan in declino, Copacabana e Don Vittorio l’arcangelo, che hanno onorato l’evento clou del cartellone di Out Of Bounds firmato da Antonella Valitutti e Licia Amarante. Spietatezza per “arrivare”, scegliendo la strada più breve e semplice, facilità con cui si passa da amici a nemici, da fratelli a crudeli avversari, il travisamento del Machiavelli stesso con quello dello stereotipo “il fine giustifica i mezzi”, indifferenza assoluta e mancanza di regole e rispetto, neanche quelle perverse, ma ferree della stessa camorra, assenza di “formazione”: si impara sommariamente il maneggio delle armi attraverso internet, è questa la paranza dei bambini. Un gorgo nerissimo, composto di ignoranza e disperazione, figlio anche di ambienti per bene, ma piatti, forse poco attraenti, poiché, lì non si comunica più, non ci si guarda più in faccia, non ci si siede a tavola, non si parla, un magma che tutto fagocita, senza speranza, che lascia lo spettatore completamente “solo” di fronte a fatti oggettivi. Oggi, però, qualcuno potrebbe innamorarsi di quel nero e fare il tifo per ‘O Marajà.

 

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