L’ospedale di Sapri salvo anche grazie al dottor Rocco Calabrese

Scritto da , 31 Dicembre 2018
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di red.cro.

Cinquantatré anni, originario di Potenza, direttore medico di presidio dell’ospedale di Sarno e direttore dell’ospedale di Sapri del comprensorio 71 Sapri – Camerota, Rocco Calabrese, è colui che con la sua caparbietà ha salvato il punto nascite dell’ospedale di Sapri: “Per ora abbiamo 20 donne ricoverate che stanno per partorire alcune con patologie neonatali importanti. C’è la possibilità che il primo nato del 2019 venga dato alla luce proprio da noi. E’ un messaggio di speranza importante”. Nella difesa del suo ospedale di frontiera, come lo definisce Calabrese, ha avuto al suo fianco istituzioni locali, studenti, famiglie, una vera e propria ondata popolare che ha trovato nella sua nota del 21.12.2018 al Comitato Percorso Nascite nazionale, l’unica speranza di non vedersi togliere il punto nascite, “Aspettiamo gennaio per la non chiusura definitiva, questa vinta è solo una battaglia. Il Comitato – spiega Calabrese – ci ha accusati di poca attrazione, una bugia, visto che comparando le nascite di tutto il comprensorio 71, sono avvenute tutte a Sapri. Hanno detto che dal nostro comprensorio, raggiungere uno dei tre punti nascita individuati, ovvero gli ospedali di Lagonegro (Basilicata), Vallo della Lucania ed Agropoli, ci si mette al massimo un’ora. Un’altra bugia, visto che tutti, già basta questo, sanno come sono ridotte le nostre strade, senza tener conto delle esigenze delle future madri visto che non tutte hanno mezzi propri e quindi necessitanti di ambulanza, quindi non si è tenuto conto dei tempi di arrivo e destinazione. Nel comprensorio 72 ci sono tanti piccoli paesi, contrade, donne che vivono in condizioni particolari di disagio e sociali, non le possiamo lasciare sole. Non ci sono le condizioni per chiudere il nostro punto nascite e questo l’ho ribadito con forza anche al tavolo tecnico in Regione”. Cosa si augura per questo 2019 che sta per entrare? “Vorrei che tutte le comunità, non solo le grandi, possano godere di un servizio assistenziale e sanitario degno di questo nome, smettendo di guardare ai numeri

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