L’Orchestra Filarmonica salernitana: ritorno al passato

Scritto da , 10 aprile 2014

Al levarsi del sipario, martedì, per la prima di Turandot, abbiamo notato diversi volti nuovi, in particolare tra gli archi, tra gli ottoni e gli strumentini.  Si vivono tempi di grossa crisi e rincalzi esterni, praticamente l’ Orchestra Filarmonica Salernitana non ne potrà più assoldare: non si ascolteranno le finezze interpretative della clarinettista Valeria Serangeli, in tournée da solista con l’orchestra del Carlo Felice di Genova, o il primo clarinetto del Maggio Musicale Fiorentino, Riccardo Crocilla, o ancora il corno di Vladimiro Cainero, o la tromba di Nello Salza, primi violini e spalle esterni. Daniel Oren si è trovato dinanzi quell’orchestra che nel 2008, volle epurare creando grande scompiglio nell’associazione Filarmonica. Infatti, in quell’ottobre del 2008  alla vigilia della ripresa autunnale della stagione lirica, ben quattordici musicisti tra violini, viole, contrabbasso, unitamente alla prima tromba e al primo oboe, dell’Orchestra dell’Associazione Filarmonica Salernitana “G.Verdi”, alla quale il comune si affida per la produzione delle opere, furono rimpiazzati con strumentisti scelti senza bandire alcuna audizione in cui confrontarsi. Al direttivo dell’Associazione Filarmonica, nel corso di una riunione straordinaria con il M° Daniel Oren a Verona, fu richiesto dal direttore la sostituzione in toto di tredici elementi, non ritenendoli più idonei a ricoprire determinati ruoli. A questo seguì il grande bluff  di un concorso pubblico, internazionale, allo scopo di fornire al teatro un’orchestra semi-stabile, audizioni bandite e mai effettuate, continuando nel tempo a formare l’orchestra di volta in volta solo per “chiamata” verbale  con il contratto che viene sottoscritto produzione per produzione. Martedì sera Daniel Oren si è ritrovato davanti  un’orchestra con diverse cosiddette “pecore zoppe”, tra le trombe, i corni, il coro, banda di palcoscenico, anche qualche percussione, ma non sono questi i tempi per far le bizze e si dovrà andare avanti alla meno peggio e in silenzio. Sono stati persi, così, ben sei anni di lavoro e un fiume di danaro, per assoldare di volta in volta strumentisti esterni. Se si fosse lavorato sul materiale umano che al tempo offriva il teatro oggi avremmo avuto un’orchestra ben consolidata e secondo i dettami del sindaco Vincenzo De Luca, effettivamente frutto del lavoro e della scuola del territorio “salernitano”. Oggi ci si trova a dover ricominciare, per poter risorgere, con grande sforzo e dedizione. Buon lavoro!

Olga Chieffi

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