L’Occhio del critico

Scritto da , 17 luglio 2015
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                                                                                                                                            L’estetica e il contenuto

Successo per il duo composto dal violinista Vincenzo Meriani e dalla pianista Marina Pellegrino che ha inaugurato la sezione classica dei Concerti in Villa

 

Di OLGA CHIEFFI

E’ la mission del numero zero dei Concerti in Villa: valorizzare nel proprio luogo d’origine i talenti musicali che sono fuori a studiare e ad esibirsi. E’ questo il volere del sindaco di Vietri sul Mare Francesco Benincasa che, mercoledì sera, ha spalancato i cancelli di Villa Guariglia, insieme alla dirigente della provincia Barbara Cussino per far esibire la pianista vietrese Marina Pellegrino, una data a incastro tra il suo recente rientro dai fasti orientali in Taiwan, ove si è esibita in duo con la cellista Jo-Chan Lin, tenendo anche due masterclass, il festival mantovano e la partenza per Acireale per ri-incontrare il suo maestro Michele Campanella e guardare ad un futuro di prestigiosi concorsi, in coppia con il violinista Vincenzo Meriani, una formazione nata tra le mura dell’Accademia di Santa Cecilia. Programma interessante quello proposto al pubblico dei Concerti in Villa, non certo da performance all’aperto, avendo proposto in apertura la sonata n°4 di Wolfgang Amadeus Mozart k304 in Mi minore. Grana timbrica flessuosa e rifinita eppur gravida di suono e intenzioni, per questo Mozart in cui tutto è stato cantato con generosità, ma orientato nel senso dell’attendibilità da una dottrina esecutiva che non ha lasciato nulla all’improvvisazione stilistica, riuscendo a conciliare scuole e convinzioni diverse, creando suono, slancio espressivo e sapida scioltezza di fraseggio. Il secondo brano una chicca di raro ascolto, la sonata di Leos Janacek. Gusto del contrasto per schizzare questo personalissimo mondo armonico, per quanto si sia potuto apprezzare all’aperto con le cicale e un palco completamente aperto e un’amplificazione da rivedere, di quest’opera con qualche libertà, frutto dell’estro del violinista che ha assunto il valore di una proposta forte e motivata su di una pagina che possiede una significativa storia interpretativa alle spalle. Apertura della seconda parte del programma con il Brahms della sonata n°3 op.108 in Re minore, un Brahms che non finisce mai di stupire per quel suo scrivere musica così sofisticata, così alta, così perfetta, ragionata, profonda e nello stesso tempo, così amabile, per usare un termine da lui stesso adoperato quando spiegava che la sua prima sinfonia non aveva temi particolarmente “amabili”. Il discorso musicale è qui emerso con rassicurante chiarezza, attraverso la creazione di forte realismo timbrico e autentica emotività, con un Presto agitato finale, che  ha posto in luce la tastiera brillante e sensibile di Marina Pellegrino. Finale funambolico del duo con la Polonaise Brillante di Henryk Wieniawski in cui il violino di Vincenzo Meriani ha offerto sonorità certamente più nervose ma di fibra agilissima. Applausi, fiori per la pianista e il bis una romantica melodia di Petr Il’ic Tchaikovsky.

 

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