Lo spirito russo di Dmitri Shostakovich

Scritto da , 4 novembre 2016
antonioanselmi

Questa sera si concludono “I Concerti dei Docenti” del Conservatorio “G.Martucci” presso il Palazzo Comunale di Cava de’ Tirreni

 

Di OLGA CHIEFFI

Prestigioso sigillo, stasera, alle ore 20,30, nella casa comunale di Cava de’ Tirreni, per la rassegna promossa dal Conservatorio “G.Martucci” “I Concerti dei Docenti”, rinvio del rècital previsto il 30 ottobre. I violinisti Antonio Anselmi e Anna Pugliese con Alessandro Santucci alla viola, Francesca Taviani al cello e Giulio De Luca al pianoforte, offriranno un portrait di Dmitri Shostakovich eseguendo due gemme della letteratura cameristica del secolo breve, il secondo trio op.67 in Mi minore, datato 1944 e il quintetto op.57 in sol minore composto nel 1940. Il trio è dedicato alla memoria dell’amico Ivan Sollertinsky e si apre con un interessante canone, in cui la voce superiore è affidata al violoncello, che esegue la parte con tutti armonici, sul tappeto sonoro del violino con sordina, creando una sorta di illusione in cui i tradizionali timbri e registri sono invertiti. Il secondo movimento è una scatenata danza a cui segue un Largo costruito si di una successione di otto accordi con un tema realizzato ancora a canone. Il finale, un Allegretto contiene il tema ebraico che verrà poi citato nel Quartetto n°8, un tributo musicale alle vittime della Shoah, il cui orrore stava giungendo in Urss nell’estate del 1944, all’epoca delle prime liberazioni dei campi di sterminio da parte delle truppe sovietiche. Una pagina caratterizzata da una danza grottesca, la cui probabile ispirazione macabra pare fosse un’allucinante riproduzione delle danze che i nazisti, prima di un’esecuzione, avrebbero richiesto alle loro vittime intorno alle fosse appena scavate; nella coda, infine, ritornano gli armonici dell’introduzione ed il tema della passacaglia. Gran finale con il quintetto che appartiene al difficile secondo periodo della vita del compositore. Ogni sperimentalismo è qui bandito dalla scrittura e l’intento perseguito e pienamente realizzato è quello di fornire un’opera di grande chiarezza, in cui ogni elemento assume una precisa funzione all’interno del contesto, in cui è inserito ma, nel contempo, molto della condotta armonica lascia spazio ad allusioni ed ambiguità, grazie a continui scarti tonali. In ogni caso, il rigore della scrittura rende possibile il raggiungimento di una equilibrata fusione di densità di pensiero musicale, complessità musicale e pathos. il Quintetto Op. 57 consta di cinque movimenti ognuno dei quali è caratterizzato da temi melodici di potente carattere evocativo. Dopo un Preludio che stabilisce l’atmosfera generale della composizione, una Fuga complessa e molto articolata costituisce la sezione più significativa dell’intero quintetto. Seguono uno Scherzo marcato e virtuosistico, un Intermezzo che prende il posto del movimento lento convenzionale, ed un Finale brillante e di ampia struttura che conclude il lavoro. La felicità dei temi, la scrittura virtuosistica ed il carattere solistico del pianoforte, che mette a prova le capacità dell’interprete, hanno fatto sì che il Quintetto Op.57 sia tuttora una delle composizioni più frequentate del repertorio cameristico di Shostakovich.

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