L’INTERVISTA. «Oggi servirebbe un discorso di Moro per formare il nuovo Governo» Paolo Del Mese ricorda lo Statista e l’accordo tra Dc e Pci: «Anticipava i tempi, con lui vera rivoluzione democratica» A Salerno? «Sbagliato imporre il figlio di De Luca. Quando si tira troppo la corda inizia la fase del declino»

Scritto da , 17 marzo 2018
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Andrea Pellegrino

«Ci sono interessi superiori che prevalgono su quelli dei partiti». Prende in prestito una delle sintesi del discorso di Aldo Moro ai parlamentari della Democrazia Cristiana contrari all’accordo con il Pci, l’ex deputato e sottosegretario di Stato Paolo Del Mese, fotografando la situazione attuale.

Una frase efficace nel giorno in cui – 16 marzo (a quaranta anni dal ritrovamento del corpo senza vita di Moro) – lo stesso Del Mese vuole ricordare l’ex presidente della De- mocrazia Cristiana. «Appresi alla radio del ritrovamento del corpo di Moro mentre mi stavo recando a lavoro a Pagani. Uno sconcerto inaudito, una fine di un’epoca». Se si compie una riflessione, spiega Del Mese, è stato «il protagonista unico della vera rivoluzione democratica: ossia l’accordo Dc – Pci». Politico vero, ricorda ancora l’ex deputato: «Anticipava i tempi, guardava lontano. Oggi la politica si è ridotta solo ad un esercizio mediatico».

A proposito di oggi, cosa emerge dal voto del 4 marzo? «Rispecchia la situazione del Paese. Una partita finita zero a zero ed un risultato che denota l’incapacità generale nel trovare soluzioni, partendo proprio dalla legge elettorale. Oggi i partiti che

hanno sostenuto un sistema elettorale proporzionale pretendono di governare con il 32 per cento. Tutto ciò mi spaventa, non fosse altro che un sistema proporzio- nale presuppone che l’elettore voti il partito, non il governo. Poi in Parlamento si costruiscono le coalizioni sulla base di un programma. Altra cosa è un sistema di tipo maggioritario. Ma al di là di questi aspetti tecnici, attualmente non vedo la volontà di accordo da parte delle forze politiche. Ognuna è ancorata alle proprie posizioni».

Che governo immagina?

«Non riesco ad immaginare un governo, se non un esecutivo tecnico che riesca a mettere su una nuova legge elettorale. Ma anche in questo caso bisognerebbe trovare elementi nuovi di convergenza da parte delle forze politiche che hanno partorito questo sistema elettorale durante la scorsa legisla- tura. Ed anche in questo caso non vedo troppe soluzioni all’orizzonte».

C’è l’ipotesi di Tajani premier?

«Non penso. Per quanto possa essere una persona di alto profilo che arriva direttamente dal- l’Unione Europea, resta di parte ed un iscritto di Forza Italia. Credo, invece, che occorra trovare una personalità terza, che sia al di fuori dei partiti, capace di guidare un governo di scopo».

Negli anni il suo punto di forza è stato il Mezzogiorno, oggi scomparso dai programmi elettorali…

«Delle due l’una: o il problema è stato risolto, oppure se ne fregano. Ed io sostengo la seconda ipotesi. Poi basta guardare i risultati elettorali: qui al Sud ha vinto il Movimento 5 Stelle, in Campania ha fatto tabula rasa».

Come giudica i risultati del voto a Salerno città?
«Indicano sicuramente una inversione di tendenza che segue un trend nazionale. Di certo credo che Enzo De Luca abbia sbagliato ad imporre il figlio mentre regge la Regione Campania. Io non l’avrei fatto. Ma aggiungo, non sono contrario alla candidatura dei “figli di”, non mi scandalizzano e non è un elemento negativo quando, però, il figlio è autonomo rispetto al padre. Mi preoccupa la discendenza dinastica senza un reale consenso degli elettori. Quando si tira la corda inizia la fase del declino».

Grillo ha paragonato il Movimento 5 Stelle alla Democrazia Cristiana…
«Sostanzialmente interpreta il senso di malessere, solo che a differenza della Dc si basa su slogan e non su azioni concrete. Un esempio su tutti: il reddito di cittadinanza che a me non dispiace solo che non ho capito ancora dove si prendono i soldi».

La Dc vive in ogni elezione in piccole formazioni di centro…

«Parliamoci chiaro: la Dc è il passato e non torna più. C’è bisogno di un’area moderata, questo sicuramente, e c’è anche uno spazio adeguato. Molti avevano trovato casa in Forza Italia ma oggi il declino di Berlusconi è evidente».

Ultima domanda: lei si considera un pensionato della politica?

«Mai. La politica è passione. Si fa al di là dei ruoli. Non occorre essere parlamentare o amministratore, ci sono diverse forme per fare sempre e comunque politica».

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