L’inchiesta.I libri d’oro della Camera di Commercio

Scritto da , 15 Settembre 2014
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di Peppe Rinaldi Qualcuno disse tempo fa che bisognava «affamare la bestia» (fu Ronald Reagan) riferendosi alla urgenza di bloccare il flusso di danaro per stroncare la ‘spensieratezza’ con cui viene gestito quando esso è pubblico. Un ragionamento che capirebbe chiunque, di esempi da fare ne avremmo almeno un paio di miliardi. Tornando al nostro habitat locale e continuando nel viaggio tra cunicoli e corridoi di un vero palazzo di potere qual è oggettivamente una Camera di commercio (in tal caso quella di Salerno), ci imbattiamo in un altro ‘libro d’oro’. Ricordate la storia del “Manuale dell’imprenditore agricolo” costato la bellezza di 70mila euro (e magari, chissà, li valeva pure…) facente parte di quell’elenco dell’azienda speciale ‘Intertrade’ di progetti incagliati -cioè soldi che non arriveranno mai- i quali, messi uno dietro l’altro, hanno già fatto un buco nelle casse della Cciaa di Salerno tra i 4 e i 6 milioni di euro? Bene, ce n’è un altro di capolavoro letterario che gli imprenditori della provincia di Salerno hanno pagato con i diritti annuali che son costretti a versare per legge (di qui la natura di danaro pubblico e la necessità di ‘mediatizzare’ i fatti). Si tratta di un volume sul “Gran Tour” italiano, rientrante in uno dei progetti per la famosa internazionalizzazione delle imprese salernitane: che -basta guardarsi un po’ attorno- di internazionalizzato oggi hanno solo il segnale della tv satellitare (sempre che paghino puntualmente il canone, va da sé). O poco più. Purtroppo. Cinquantamila euro: tanto è costato il libro nel progetto “Discoveritaly in Campania: good living & good business” che, insieme ad un altro dal nome altrettanto glamour – “Shoes & Leather”- in un contesto in cui la lingua italiana forse fa poco chic, si segnala all’attenzione della cronaca per una certa stravaganza operativa oltre che ideativa. A partire proprio dal costo del volume, per mera casualità stampato nella tipografia della moglie dell’allora -i fatti risalgono a pochi anni fa- presidente dell’Acai-Salerno, Associazione cristiana artigiani italiani, rappresentanza locale di categoria partner e guida dell’altro progetto (“Shoes & Leather”) e a cui fu assegnato il contributo di circa 400mila euro. In parole povere: essendo l’intesa tra la Cciaa, le aziende speciali e le associazioni di categoria (Confcommercio, Confesercenti, Assindustria, Coldiretti, Confagricoltura, etc.) il cuore del problema sollevato in questa piccola inchiesta, risalta il tipico incrocio dei “favori” cucinati in famiglia. Esattamente come il mondo della politica, della magistratura, della burocrazia, della scuola, del giornalismo e via dicendo: a furia di sputare addosso ai politici (lo sanno fare tutti ormai) che pur nella gestione delle Cciaa hanno un ruolo determinante, ci si dimentica spesso del resto. O non lo si vuol guardare: eppure di palazzi del potere ce ne sono tanti oltre alle assemblee più o meno elettive. Per capire di cosa si parli proviamo a semplificare: tu Coldiretti prepari l’istruttoria per chiedere soldi all’Ue attraverso la Regione (nel caso Discoveitaly, sono stati 404.950,00 euro su un totale formale di 523.100,00) e dovendo, poi, stampare un bel librone per far sapere ai tedeschi che vivere e produrre in Campania è il non plus ultra, lo facciamo fare alla tipografia della moglie del capofila dell’altro progetto (Shoes & Leather): su cui pure ci sarebbe da scrivere, se si intenda capire il meccanismo di questo sistema per l’utilizzo del danaro da parte delle Camere di commercio tra fondi europei, statali, locali e quelli di perequazione degli stessi enti (Unioncamere). Il fondo perequativo di Salerno pare sia stato azzerato di anno in anno a causa di assorbimenti di risorse da parte di Intertrade. Saltando -per ora- la gestione della Legge 1083/54, quasi del tutto esclusiva della stessa Acai-Salerno per i progetti ‘Infocraft’, ‘Italian Food in Europe’ e ‘Quality and Food’ (in cui emerge una rendicontazione di circa 500mila euro con eloquenti alchimie contabili) proviamo a raccontare come sia stato bruciato un altro mezzo milione di euro, un miliardo delle vecchie lire in pratica. Il contributo del progetto ‘Shoes & Leather’ è stato assegnato ufficialmente dalla Regione Campania alla Acai-Salerno ma, nel concreto il budget pare sia stato gestito in accordo con il vertice dell’azienda speciale, cui furono poi affidate tante attività (della parentopoli, intra ed extra moenia, e dei “figli di” assunti a vario titolo, ci occuperemo appena possibile). Per questo progetto ci fu una selezione di 18 imprese del settore calzaturiero che dovevano essere accompagnate su alcuni mercati stranieri (in particolare Germania e Regno Unito). In teoria era così, nella realtà queste ditte non c’erano proprio. E, sembra, per un semplice motivo: avevano altri guai, altri problemi senza troppo interesse a partecipare ad alcunché, tanto che i vertici Intertrade ebbero il problema di rendicontare le attività formative, come i corsi sull’internazionalizzazione per i responsabili commerciali delle 18 imprese selezionate. Quando si trattò di organizzare la partecipazione di Intertrade al ‘Viva Italia Show di Londra’ qualche anno fa (era ancora gestione dell’ex presidente Cciaa Strianese) a quest’evento non ci andarono le 18 aziende (le sole legittimate a parteciparvi secondo il progetto) ma parteciparono soltanto 5 ditte del calzaturiero che, peraltro, inviarono alcuni campioni senza toccare il suolo britannico. E tutti i soldi del progetto a che servirono? Le altre erano aziende di costumi da bagno, moda Positano, abbigliamento uomo ed altro. Insomma, la fiera fu ‘riempita’con alcuni prodotti salernitani ma fu rendicontata come se fosse stata fatta dalle 18 imprese del calzaturiero: in buona sostanza, si trattò di altro rispetto a quanto approvato dalla Regione Campania. Come si chiama questa cosa? (6-continua)

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