L’impero del sesso a pagamento

Scritto da , 4 luglio 2015

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. L’impero del sesso.

Battipaglia è una realtà giovane, ma nel litorale cittadino s’è diffuso a macchia d’olio quello che è popolarmente definito “il mestiere più antico del mondo”.

La prostituzione è una grande piaga per il territorio battipagliese: di giorno come di notte, la strada provinciale 175 è affollata da schiave del sesso. E il traffico della prostituzione coinvolge pure le numerose traverse.

È un melting-pot, un crogiuolo delle più disparate etnie: donne africane, ma soprattutto europee dei paesi baltici e di quelli balcanici.

Diverse per provenienza come per età: la moderna tratta delle schiave, infatti, donne adulte come giovinette che non hanno ancora compiuto la maggiore età. In molti casi, dietro la prostituzione c’è l’intimidazione dei negrieri contemporanei.

In barba a Lincoln, infatti, ci sono meschini burattinai che tengono tra le mani i fili del mercato della prostituzione e che spesso, stando a quanto riportato a più riprese dalla cronaca, intrecciano al sex-business altri loschi affari.

Gli ultimi fatti di cronaca fanno pensare che a spartirsi crudelmente la succulenta torta della prostituzione in litoranea siano soprattutto albanesi – come nel caso più recente – e rumeni, ma non mancherebbero gli italiani. Lo scorso 14 aprile, infatti, i carabinieri del Ros arrestarono due gang criminali – una albanese, l’altra rumena – che avrebbero controllato a lungo il giro di prostituzione tra Eboli e Battipaglia avvalendosi del supporto di tre italiani: fu proprio da quell’indagine, tra l’altro, che partirono le operazioni che portarono all’arresto di Alexa Ionut, presunto killer di Natalino Migliaro, giovane battipagliese morto dopo un pestaggio nella piazzola di località Idrovora.

Il losco mercato è florido; la videosorveglianza, in compenso, latita. E scarseggia pure l’attenzione delle istituzioni: difficile ricordare fattivi interventi della politica sulla spinosa quaestio. Nel 2000, Regione Campania e Provincia di Salerno cofinanziarono la faraonica pista ciclabile del Cilento – che collega Salerno ad Agropoli e che costò oltre 38 miliardi di vecchie lire – e all’atto dell’inaugurazione si disse che la grande opera avrebbe contribuito pure alla riqualificazione della degradata area battipagliese. Poi, però, anche quella pista è diventata un ricettacolo di prostituzione.

Un ruolo fondamentale spetta all’urbanistica: a Battipaglia, infatti, è l’ora del Puc, e pare che tra le intenzioni del team Insìti – che sta lavorando alle linee guida – ci sia anche il desiderio di dar valore al litorale cittadino, affinché non sia più terra di nessuno. Una periferia, d’altronde, è tale soltanto in virtù della presunzione d’un centro.

 

Arrestati Tritescu e Bodini. Ancora prostituzione: due albanesi finiscono dietro le sbarre.

Nella giornata di ieri, i Carabinieri della Compagnia di Battipaglia hanno tratto in arresto Andi Tritescu e Eduart Bodini.

I due giovani – hanno rispettivamente 27 e 21 anni – sono accusati di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.

I militari dell’Arma, timonati dal maggiore Giuseppe Costa e coordinati da Corrado Lembo e dalla Procura della Repubblica di Salerno, hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip.

Era lo scorso marzo quando la fidanzata di uno dei due arrestati, una rumena di 24 anni che era costretta a prostituirsi in litoranea tra i comuni di Battipaglia e Pontecagnano, si recò in caserma per denunciare una violenta aggressione.

Da quel momento, le forze dell’ordine cominciarono a portare avanti le indagini. Dopo pedinamenti e riscontri investigativi, il quadro probatorio è chiarissimo: i due albanesi sono ritenuti responsabili di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione ai danni della ragazza rumena e di altre tre giovani, sue connazionali. Ogni giorno i due accompagnavano le ragazze al ciglio della strada provinciale 175; poi le monitoravano, sì da proteggerle e ricavarne gli ingenti proventi. Frequenti le minacce e le percosse nei confronti delle ragazze, che spesso si ribellavano.

Tritescu e Bodini sono ora detenuti presso il carcere di Salerno.

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